La Commissione europea non scende a compromessi sulla questione del padiglione russo alla Biennale di Venezia e ha ufficialmente raccomandato all'Eacea, l'agenzia incaricata dei fondi europei per la cultura e l'educazione, di sospendere i due milioni di euro destinati alla Fondazione. L'annuncio è stato dato dalla vicepresidente della Commissione Ue Henna Virkkunen tramite i social network, con un messaggio che non lascia spazi per interpretazioni: il sostegno pubblico alla cultura europea deve tutelare i valori democratici, valori che secondo Bruxelles non trovano spazio nella Russia contemporanea.
La vicenda ha radici profonde e articolate. Già a marzo il ministro della Cultura Alessandro Giuli aveva sollevato obiezioni sulla partecipazione russa alla kermesse, ma la Fondazione ha proseguito per la sua strada, decidendo di mantenere il padiglione moscovita. Ufficialmente, la struttura non è mai stata aperta al pubblico e la Biennale ha continuato a sostenere che la sua presenza non configurasse una violazione delle sanzioni europee. Tuttavia, il dissenso dei vertici italiani ha subito raggiunto Bruxelles, innescando una serie di comunicazioni formali tra l'agenzia europea e la Fondazione, che già a maggio aveva ricevuto avvertimenti ufficiali sulle possibili conseguenze finanziarie.
Ma la Biennale ha mantenuto la sua posizione. Il 9 maggio, proprio nella Festa dell'Europa, la rassegna ha aperto i cancelli con il padiglione russo presente all'interno. La coincidenza cronologica non ha fatto che irrigidire ulteriormente la posizione di Palazzo Berlaymont, la sede della Commissione europea. A complicare il quadro è arrivato anche il riferimento alle dichiarazioni del vicepremier Matteo Salvini, presente a Venezia lo stesso giorno, un elemento che ha alimentato l'irritazione dei commissari europei.
La reazione del governo non si è fatta attendere. La Lega di Salvini ha controbattuto duramente, ribadendo che la Biennale rappresenta arte, storia, cultura e libertà, valori che non possono essere subordinati alle decisioni amministrative di Bruxelles. Il partito ha già annunciato l'intenzione di chiedere al governo di compensare con risorse nazionali il taglio europeo, sotto lo slogan che la cultura italiana non si piega ai dettami di Bruxelles.
Ciò che resta concreto è che i finanziamenti europei rischiano di scomparire. La raccomandazione della Commissione all'Eacea, sebbene formalmente una proposta, difficilmente non sarà trasformata in decisione vincolante. Il caso della Biennale non è isolato: il Consiglio europeo di giugno ha implicitamente inserito sia questa questione che quella della partecipazione russa alle Paralimpiadi Milano-Cortina in una cornice più ampia, dichiarando esplicitamente che fino al raggiungimento di una pace giusta e duratura in Ucraina, non dovrebbe esservi alcuna normalizzazione della partecipazione russa a manifestazioni sportive e culturali internazionali.