Mohsen Rezaei, consigliere della Guida Suprema Mojtaba Khamenei ed ex comandante delle Guardie Rivoluzionarie, ha rilasciato oggi una dichiarazione che riposiziona le priorità strategiche di Teheran. Nel corso di un'intervista, l'esponente iraniano ha sostenuto che lo Stretto di Hormuz, fondamentale corridoio per il transito del petrolio globale e epicentro delle frizioni diplomatiche con Washington, possiede un valore geopolitico superiore al programma atomico della Repubblica Islamica. "Questo canale rappresenta una forza di deterrenza che supera il valore di decine di ordigni nucleari", ha affermato Rezaei secondo quanto riferito dall'agenzia stampa Isna. La dichiarazione arriva in un contesto di crescenti tensioni regionali e sottolinea come l'Iran consideri il controllo dello Stretto una componente essenziale della propria sicurezza nazionale.

Rezaei ha inoltre evidenziato che la situazione politico-militare intorno a questo cruciale passaggio navale non potrà mai tornare agli equilibri precedenti ai conflitti iniziati il 28 febbraio, menzionando implicitamente gli scontri con Israele e i suoi alleati occidentali. Il consigliere ha assicurato che Teheran continuerà a gestire e proteggere questa via d'acqua strategica, presentandola come un elemento cardine della capacità deterrente dell'Iran e della tutela dei suoi interessi nazionali.

Le dichiarazioni di Rezaei riflettono la strategia comunicativa dell'establishment iraniano, che da sempre contrappone la retorica nucleare con il controllo geografico dello Stretto di Hormuz. Teheran ha più volte minacciato di bloccare questo passaggio in caso di escalation militare, sapendo bene che attraverso Hormuz transita circa il 20% del commercio petrolifero mondiale. Nel contempo, l'Iran sostiene che il suo programma nucleare persegue esclusivamente scopi civili, respingendo le accuse di ambizioni militari provenienti dagli Stati Uniti, da Israele e dalle nazioni occidentali.

Il portavoce iraniano ha concluso ribadendo l'impegno di Teheran nel salvaguardare i propri diritti e la sicurezza nazionale affidandosi alle capacità di difesa interne, senza scendere in specificazioni sui sistemi d'arma o sulle capacità operative effettive. Questa postura rappresenta il tentativo di Teheran di mantenere un deterrente credibile nella regione, affermando al contempo una strategia di autonomia difensiva che non dipende esclusivamente dall'arsenale nucleare.