Nuovi attacchi politici si concentrano sulla partecipazione italiana a un importante convegno internazionale sulla sicurezza in programma a Washington il prossimo 16 luglio. L'evento, convocato dal segretario di Stato americano Marco Rubio, affronta il tema del terrorismo di matrice estremista e vede coinvolti rappresentanti di governo del nostro Paese. La scelta di partecipare al vertice accende però il dibattito politico interno, con l'opposizione che non manca di alzare il tiro.

Francesco Amendola, esponente di punta del Partito Democratico, critica aspramente la decisione, utilizzando toni particolarmente pungenti. Secondo Amendola, la partecipazione di Antonio Tajani, titolare della Farnesina, rappresenterebbe un atteggiamento di eccessiva deferenza verso Washington, descritto con l'immagine di una "replica con il cappello in mano davanti al board of peace". Il deputato dem legge nella scelta governativa un segnale politico ben preciso: costruire una relazione privilegiata con l'amministrazione Trump.

Sulla stessa lunghezza d'onda il Movimento Cinque Stelle, con Francesca Maiorino che etichetta la partecipazione come un "tentativo disperato di riavvicinarsi al magnate americano". La stessa critica viene ripresa da Alleanza Verdi-Sinistra, che ha già presentato un'interrogazione parlamentare rivolta al presidente del Consiglio e al ministro degli Esteri, chiedendo spiegazioni ufficiali sulle motivazioni che hanno portato a questa scelta diplomatica.

La controversia rivela le tensioni che ancora caratterizzano il rapporto tra l'esecutivo e le opposizioni riguardo alla politica estera e ai rapporti con gli Stati Uniti in questa fase della legislatura. Mentre il governo sostiene il carattere puramente tecnico e securitario del summit, i critici vi vedono un'occasione per sottolineare una supposta sudditanza dell'Italia alle priorità dell'amministrazione americana, in un momento politico particolarmente delicato per gli equilibri internazionali.