Antonio Tajani, vicepremier e leader di Forza Italia, ha rilasciato dichiarazioni rassicuranti sulla riforma della legge elettorale durante un'intervista al Corriere della Sera. Secondo il numero due del governo, il sistema elettorale rimane una priorità strategica per garantire governabilità e stabilità alle istituzioni, anche se le discussioni sulle modalità di voto continuano a dividere la maggioranza.
Riguardo alle preferenze, questione che continua a generare dibattito nella coalizione di centrodestra, Tajani ha voluto chiarire la gerarchia delle priorità: il dettaglio tecnico delle preferenze rappresenta un aspetto secondario rispetto all'obiettivo più ampio di dotare il Paese di una normativa solida. Il vicepremier ha confermato che sarà il Parlamento a decidere sulle modalità concrete, escludendo ogni imposizione da parte dell'esecutivo, e ha espresso fiducia nel raggiungimento di un accordo tra le forze politiche.
Per quanto riguarda le prossime elezioni amministrative, Tajani ha ribadito la linea di Forza Italia sulla necessità di candidati civici sia a Milano che a Roma. Secondo il leader azzurro, questa scelta strategica è fondamentale perché il centrodestra intende sfidare chi amministra attualmente queste città partendo da una posizione di forza. L'obiettivo non è semplicemente incrementare i consensi con candidati legati alle strutture di partito, bensì trovare figure capaci di costruire alleanze trasversali e allargare la base elettorale della coalizione.
Sulla possibilità di candidare Carlo Cottarelli a Milano, eventualmente con il sostegno anche di Carlo Calenda, Tajani si è detto disponibile, riconoscendo le qualità del noto economista. Tuttavia, ha sottolineato che qualora il candidato civico fosse una figura di estrazione politica tradizionale, Forza Italia avrebbe a sua volta candidati da proporre. La riflessione del vicepremier evidenzia come la scelta dei candidati alle amministrative rimane una questione delicata all'interno della coalizione di centrodestra, dove si intrecciano dinamiche di potere tra i diversi partner politici.