Il governo iraniano ha lanciato un duro attacco all'Argentina e al suo presidente Javier Milei, accusandolo di essersi apertamente schierato con gli Stati Uniti e Israele. La reazione è arrivata domenica attraverso un editoriale del quotidiano Tehran Times, firmato da Saleh Abidi Maleki, dove Teheran definisce la posizione argentina come 'una linea rossa imperdonabile' che non può restare senza conseguenze.

Lo scontro verbale trae origine dal discorso pronunciato da Milei lo scorso 9 marzo presso la Yeshiva University di New York, durante il quale il capo di Stato ha dichiarato esplicitamente di essere 'nemico' dell'Iran e ha rivendicato con orgoglio di essere 'il presidente più sionista del mondo'. Dichiarazioni che hanno immediatamente suscitato la reazione della dirigenza iraniana, con il quotidiano della Repubblica islamica che avverte: 'Teheran non può rimanere indifferente alle posizioni ostili dell'attuale governo argentino'.

L'editoriale, ripreso successivamente da diversi funzionari del regime degli ayatollah e amplificato dai media locali argentini, rappresenta un'escalation significativa nelle relazioni diplomatiche tra i due paesi. La minaccia iraniana non è stata espressa in termini espliciti, ma il linguaggio utilizzato lascia intendere potenziali ritorsioni.

La tempistica della protesta non è casuale: il messaggio di Teheran coincide con l'anniversario dell'attentato del 17 marzo 1992 contro l'ambasciata israeliana a Buenos Aires, un evento che fece 22 vittime e che le autorità giudiziarie argentine hanno sempre attribuito a elementi del gruppo libanese Hezbollah, organizzazione strettamente legata all'Iran.