Bruxelles ha deciso di non erogare il finanziamento di 2 milioni di euro destinato alla Biennale di Venezia, in seguito alla riapertura dello spazio espositivo della Russia. Una scelta che riaccende il dibattito sulla presenza di Mosca nelle manifestazioni culturali internazionali, in un momento di altissima tensione geopolitica.

Pina Picierno, vicepresidente del Parlamento europeo, ha commentato duramente la vicenda attraverso i social network, definendo la decisione di Bruxelles corretta e al contempo criticando l'Italia per non aver prevenuto la situazione. Secondo l'eurodeputata, il nostro Paese si è esposto a una danno reputazionale che avrebbe potuto tranquillamente evitare, mettendo in discussione la capacità decisionale della classe dirigente nazionale.

Al centro della polemica c'è la questione di Semyon Skrepetskij, artista russo e dissidente politico che aveva preso parte alla «Biennale del Dissenso» organizzata lo scorso maggio per contrastare l'utilizzo della cultura come mezzo di propaganda del regime di Putin. Picierno ricorda che Skrepetskij è stato assassinato in Polonia alcune settimane dopo aver partecipato all'evento. La morte dell'artista rappresenta per l'eurodeputata un campanello d'allarme sui rischi legati al mantenimento di spazi culturali controllati da regimi autoritari.

Picierno non risparmia critiche nemmeno al sindaco di Venezia Roberto Buttafuoco e al governo Meloni, ritenuti entrambi responsabili di aver permesso che la vicenda giungesse a questo punto. L'eurodeputata sottolinea come il tema non rappresenti una questione astratta di principi democratici, bensì una questione concreta che riguarda la sicurezza dell'Europa e l'assetto dell'ordine internazionale contemporaneo. Secondo Picierno, serve una classe politica consapevole di queste implicazioni e all'altezza di gestire le sfide geopolitiche del momento.

La decisione della Commissione europea si inscrive in un contesto più ampio di irrigidimento dei rapporti tra l'Occidente e la Russia, aggravati dall'invasione dell'Ucraina del febbraio 2022. Molte istituzioni culturali internazionali hanno progressivamente limitato o eliminato gli spazi riservati ai rappresentanti russi, considerando le loro presenze come possibili strumenti di soft power di Mosca.