Giorgio Carta non nasconde le sue ambizioni politiche. L'avvocato che per anni ha difeso il generale Roberto Vannacci in aula ha compiuto un passo decisivo: da professionista legale a protagonista della costruzione programmatica di Futuro Nazionale, il movimento creato intorno alla figura dell'ex comandante della Folgore. E non lo fa con timore reverenziale. "Credo che un giorno Vannacci sarà premier. Se non lo credessi sinceramente, non sarei qui", dichiara Carta in un'intervista che suona come dichiarazione di guerra al panorama politico italiano.

L'incarico assegnato a Carta è tutt'altro che marginale: è stato nominato responsabile dei dipartimenti sicurezza, remigrazione e relazioni con le forze dell'ordine. Una nomina che fotografa il cambiamento del suo rapporto con Vannacci, passando da una relazione strettamente professionale a un'alleanza programmatica. Tuttavia, Carta tiene a precisare i ruoli: "Il merito del generale è suo. Io sono stato il suo avvocato". Ma aggiunge subito che nel tempo il rapporto ha trovato un terreno comune solido, specialmente su temi cruciali come la sicurezza pubblica, il ruolo delle forze dell'ordine e la loro integrazione operativa.

Sulla sicurezza Carta ha intenzione di fare sul serio. Intende tradurre in proposte legislativamente praticabili alcuni dei cavalli di battaglia della destra contemporanea nella versione vannacciana. Il nocciolo duro della sua agenda include una protezione rafforzata per poliziotti e carabinieri, una riscrittura delle norme sulla legittima difesa e sull'impiego della forza, insieme a strumenti normativi più stringenti contro la criminalità. "Chi commette un reato non deve mai trarne guadagno", è il principio guida che evoca quando discute gli articoli 52 e 53 del codice penale, quelli appunto dedicati alla legittima difesa e all'uso legittimo delle armi da parte delle autorità.

Il progetto più caratterizzante della sua visione è lo "scudo penale" per le divise: una formula che accende da anni il dibattito politico italiano sulla necessità di garantire efficacia operativa alle forze dell'ordine senza abbassare la guardia sulla legittimità delle loro azioni. Carta intende affrontare questo nodo cruciale con una prospettiva nuova, anche se il suo approccio non è ancora del tutto trasparente nei dettagli. Ciò che emerge chiaramente è la volontà di riequilibrare una bilancia che, secondo la sua lettura, penalizzerebbe troppo gli agenti.

Mentre lavora sulla costruzione di questa architettura programmatica, Carta sembra muoversi su un duplice binario: da un lato proporre alternative concrete alle politiche attuali, dall'altro mantenere viva la possibilità di dialogo con il centrodestra tradizionale. Futuro Nazionale rimane ancora un movimento in costruzione, e il vero banco di prova sarà convertire il consenso personale raccolto da Vannacci in una proposta politica che possa reggere il confronto elettorale. Per questo Carta, docente universitario di diritto militare oltre che avvocato, rappresenta un tentativo di dare spessore istituzionale a un'esperienza politica ancora giovane e dalla traiettoria incerta.