Due appuntamenti cruciali in calendario domani delineano una svolta nel supporto dell'Unione europea all'Ucraina. A Bruxelles, i ministri degli Affari Esteri dei 27 Stati membri cercheranno di chiudere definitivamente la partita sul ventunesimo pacchetto di sanzioni, fermo ormai da settimane in una fase di stallo diplomatico. Una riunione straordinaria dei Rappresentanti Permanenti convocata domenica ha allentato le tensioni, soprattutto mitigando le resistenze romane che finora avevano bloccato l'iter. Nel pomeriggio parigino, invece, Emmanuel Macron presenterà il secondo tempo della Coalizione dei Volenterosi: un format che eredita i tre anni di coordinamento bellico ma che ora prova a strutturare il dopo-guerra con nuovi meccanismi di difesa collettiva.
Al centro del summit francese troviamo il sistema Freya, l'arma che rappresenta l'ambizione europea di autonomia tecnologica. Zelensky lo ha già descritto il 10 luglio scorso come "un sistema antibalistico paragonabile al Patriot ma con produzioni in serie più agili e costi inferiori", definendolo apertamente "un modello europeo". La proposta è stata chiara: riunire governi, industrie della difesa e esperti di sicurezza nazionale per accelerare la realizzazione in Ucraina. Una coalizione anti-aerea dedicata, che dovrebbe coinvolgere solo alcuni tra i Volenterosi e la stessa Kiev, con il coinvolgimento significativo dell'Italia. Per il presidente ucraino, reduce da un rimpasto governativo, rappresenterebbe un avanzamento concreto in attesa dell'autorizzazione ai Patriot americani. Per Bruxelles invece, la coalizione potrebbe segnare l'inizio di un modello pilota per la difesa comune europea, con prospettive che guardano pure oltre i confini dell'Ue: la Norvegia sarà tra i partecipanti.
Secondo quanto anticipato da Macron ad Ankara, il vertice dovrebbe anche annunciare esercitazioni militari congiunte dei Volenterosi. A queste prenderebbero parte principalmente i Paesi (non l'Italia) che hanno già garantito disponibilità a dispiegamenti terrestri come garanzia di sicurezza per Kiev in caso di negoziati di pace. Trenta sette delegazioni giungeranno a Parigi, incluse le sorprese rappresentate da Moldavia e Macedonia del Nord. L'assenza più rilevante rimane quella di Roma: al posto della presidente del Consiglio Giorgia Meloni, sarà il vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani a rappresentare l'Italia, scelta che non è passata inosservata. Anche il presidente turco Recep Tayyip Erdogan ha declinato la partecipazione di persona.
La decisione di Meloni di non presenziare in prima persona ha scatenato critiche immediate. L'eurodeputato di Renew Sandro Gozi ha stigmatizzato la mossa affermando che "per la premier sembra più importante una modifica alla legge elettorale che il futuro della difesa europea, confermando ancora una volta la priorità della poltrona sull'interesse nazionale". La controreplica governativa non si è fatta aspettare, rigettando ogni paragone e accusando Gozi di agire in funzione degli interessi di Macron piuttosto che italiani.