Palazzo Chigi ha deciso di partecipare al vertice internazionale convocato dal segretario di Stato americano Marco Rubio sulla rinascita del terrorismo transnazionale di estrema sinistra, dopo un'iniziale indecisione proveniente dalla Farnesina. La soluzione trovata è un compromesso: invierà un sottosegretario anziché un ministro, scelta che intende bilanciare la presenza italiana con un profilo più contenuto. Tuttavia, questa mediazione non basta a placare le reazioni critiche provenienti da più parti dell'opposizione e della società civile.

La decisione scatena un'ondata di polemiche che vedono convergere forze politiche diverse. Enzo Amendola, ex ministro dem agli Affari europei, definisce la missione "indecorosa", interpretando il malumore di una coalizione di centrosinistra che ravvisa in questa scelta un ulteriore segnale della volontà di Meloni di consolidare i rapporti con l'amministrazione Trump. Alessandra Maiorino del Movimento Cinque Stelle parla apertamente di "tentativo disperato di rientrare nelle grazie del presidente americano", accusando la premier di abbracciare un approccio "fascistoide". Anche Riccardo Magi di +Europa contesta l'iniziativa, suggerendo invece di spiegare all'amministrazione americana che il vero pericolo per le democrazie liberali è l'involuzione autoritaria in corso negli Usa. Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni di Alleanza Verdi-Sinistra annunciano un'interrogazione parlamentare per fare chiarezza su presunte richieste giunte a giugno dall'amministrazione Usa riguardanti gruppi della sinistra italiana.

Al centro del dibattito vi è la visione trumpiana degli Antifa, categorizzati come una galassia frammentaria di collettivi e movimenti privi di una struttura centralizzata. L'amministrazione americana, che già durante le proteste di Black Lives Matter aveva fatto degli Antifa uno dei propri nemici simbolo, li ha formalmente designati come "organizzazione terroristica interna" tramite decreto presidenziale. Una qualificazione che non trova riscontri nelle normative europee e che rappresenta una posizione ideologica più che una valutazione basata su criteri legali condivisi.

Il summit è stato convocato con poco preavviso e inviati a oltre sessanta paesi secondo quanto ricostruisce il Washington Post. Tale modalità ha indotto la maggior parte dei governi a mantenere una posizione discreta, limitando la propria rappresentanza a delegati diplomatici di rango inferiore. L'Italia, invece, opta per una partecipazione di maggior visibilità: il candidato principale a rappresentarla è Nicola Molteni, sottosegretario all'Interno della Lega, una scelta che indica un passo più marcato rispetto a molti altri alleati occidentali.

Lo scontro politico riflette tensioni più ampie riguardanti l'orientamento della premier verso Washington. Il contesto è particolarmente delicato in virtù delle recenti frizioni tra Meloni e Trump, acuite dall'ordinanza restrittiva sul social network che il tycoon ha pubblicamente utilizzato a suo favore. Secondo i critici, la partecipazione al vertice rappresenterebbe un ulteriore segnale dell'intenzione del governo italiano di privilegiare il rapporto con gli Stati Uniti rispetto alle posizioni prevalenti in ambito europeo, alimentando dubbi circa l'indipendenza della politica estera italiana in questa fase delicata.