La maggioranza si gioca tutto in poche ore sul fronte della riforma della legge elettorale. Con il termine per la presentazione degli emendamenti ormai alle porte, il governo non ha ancora trovato l'accordo definitivo su uno dei nodi più controversi: il sistema delle preferenze. Le soluzioni sono state studiate a lungo dai tavoli negoziali, ma il semaforo verde da parte di tutti gli alleati di coalizione stenta ad arrivare. Chi segue il dossier da vicino mantiene un cauto ottimismo, sperando che domani mattina le ultime resistenze possano cedere.

Il tema tiene tutti sugli attenti, dai vertici fino ai parlamentari dei tre principali partner della coalizione. Fratelli d'Italia, Forza Italia, Lega e Noi Moderati devono convergere su una soluzione che prevede un compromesso tra il blocco dei candidati in testa lista e una certa libertà di scelta per gli elettori. L'ansia di una spaccatura è tangibile: un anno dalle elezioni precedenti, presentarsi divisi in Parlamento su una materia istituzionale così delicata rappresenterebbe un danno d'immagine notevole. È per questo che i contatti tra Giorgia Meloni, Matteo Salvini e Antonio Tajani si sarebbero moltiplicati durante la giornata, anche se nessuna fonte ufficiale ha confermato i dettagli di questi colloqui.

Il pericolo concreto è quello di una spaccatura visibile in Aula. Se Fratelli d'Italia e Noi Moderati dovessero presentare una proposta autonoma mentre Forza Italia e Lega mantengono posizioni diverse, il voto in Parlamento potrebbe produrre esiti imprevedibili. Il rischio è ulteriormente amplificato dalla possibilità del voto segreto, che può essere richiesto da appena venti deputati su vari articoli della norma. In questo scenario, anche i più fedeli alleati potrebbero votare in maniera difformevole dalle indicazioni di partito.

Sul versante opposto, le opposizioni rimangono in attesa. Il centrosinistra, pur unito nel rifiutare la nuova legge elettorale, non è immune da divisioni interne sui dettagli della controffensiva: dalle preferenze fino alla decisione se ricorrere all'Aventino. Per coordinare la risposta, è previsto un incontro tra i leader della sinistra domani mattina. Intanto, Riccardo Magi di Più Europa ha chiamato alla mobilitazione: martedì sera scatterà la "Notte della Democrazia" in piazza Montecitorio, con i simboli di una veglia civile contro quello che viene definito il "Melonellum". Hanno già promesso partecipazione Giuseppe Conte, Nicola Fratoianni, Angelo Bonelli e altri esponenti di spicco dell'opposizione.

Nel centrodestra, però, dominano i toni rassicuranti. Maurizio Lupi di Noi Moderati ha dichiarato che una sintesi arriverà nelle prossime ore, mentre Antonio Tajani ha ribadito che le preferenze rappresentano solo un dettaglio tecnico all'interno di un disegno molto più ampio. "La legge elettorale è essenziale per garantire governabilità e stabilità," ha sottolineato Tajani, aggiungendo che la decisione finale spetterà al Parlamento e non all'Esecutivo. Il vice premier azzurro si è detto fiducioso che una soluzione sia raggiungibile.