Cresce il disagio dentro la coalizione di centrosinistra dopo le dichiarazioni di Giuseppe Conte sulla questione ucraina e il riarmo italiano pronunciate durante l'evento di Napoli. Secondo quanto riportato dal Corriere della Sera, Elly Schlein avrebbe espresso chiaramente il suo disappunto al leader pentastellato per quelle prese di posizione. A negare l'episodio sono stati soltanto gli esponenti del Movimento 5 stelle, bollandolo come un tentativo esterno di creare spaccature nel fronte progressista.

Ma le smentite ufficiali non bastano a placare la tensione che attraversa il campo largo. All'interno del Pd sono in molti a non apprezzare l'enfasi posta da Conte sulla revisione delle politiche belliche italiane e sul tema della sicurezza europea. Le fonti pentastellate, dal canto loro, continuano a ribadire che la ricerca di un'alternativa alla destra deve necessariamente passare per un ripensamento delle strategie di riarmo del Paese. Ogni volta che il dibattito si sposta su Ucraina, Russia e difesa, emerge infatti la frattura più significativa all'interno della coalizione.

Nella sede centrale del Pd al Nazareno il messaggio rimane coerente: mantenere l'unità a tutti i costi e focalizzarsi sui punti di convergenza piuttosto che su quelli di conflitto. Tuttavia, il tempo stringe e nei prossimi giorni i principali leader della coalizione dovranno decidere dove e quando organizzare la prossima piazza pubblica. Sul tavolo ci sono diverse opzioni: rinviare l'evento di Padova a metà luglio per evitare sovrapposizioni con i voti sulla riforma elettorale, trasferirlo nella capitale o congelarlo temporaneamente. Una decisione che va ben oltre gli aspetti organizzativi, poiché riflette le crepe ancora aperte sulla visione strategica dell'alleanza.

Roberto Morassut, deputato dem, ha lanciato un appello per allargare il campo progressista ad altre forze politiche, inclusa Azione e il suo leader Carlo Calenda. Quest'ultimo non ha mancato di criticare nuovamente Conte sulla sua posizione verso la Russia, sostenendo che il movimento napoletano rappresenta un buon punto di partenza ma che, nelle attuali condizioni, la coalizione non dispone dei numeri per prevalere alle elezioni.

Le divergenze emergono anche da questioni apparentemente diverse, come il caso della Biennale di Venezia. Il Movimento 5 stelle accusa la Commissione europea di aver bloccato i finanziamenti verso la manifestazione, vedendovi un ricatto contro il curatore Pietrangelo Buttafuoco. Il Pd rovescia la prospettiva, attribuendo la responsabilità al governo italiano di aver agito in modo tale da esporre la cultura nazionale alla propaganda proveniente da Mosca. Due interpretazioni distinte del medesimo evento che mostrano come i due principali partner della coalizione guardino le dinamiche geopolitiche da angolazioni profondamente diverse.

Intanto, il presidente del Senato Ignazio La Russa ha rilanciato su piattaforme social un video di un intervento di Schlein al congresso del Partito dei Socialisti europei, accompagnandolo con un commento caustico sull'episodio Ranucci, mossa che ha involontariamente contribuito a ricompattare momentaneamente i dem in una settimana cruciale per il voto sulla riforma dell'ordinamento elettorale.