Forti rialzi sui mercati petroliferi nella sessione odierna, trainati da una crescente tensione geopolitica tra Stati Uniti e Iran. Il greggio Brent, principale benchmark internazionale per le quotazioni europee, ha guadagnato il 3,75% attestandosi a 78,86 dollari al barile nella consegna contrassegnata per settembre. Parallelamente, il West Texas Intermediate, riferimento per il mercato americano, è salito del 3,65% a 74,02 dollari al barile nella scadenza di agosto.
A scatenare questa ondata rialzista sono stati gli attacchi aerei condotti dagli Stati Uniti contro obiettivi iraniani nel fine settimana, seguiti dalla risposta decisa di Teheran. Le autorità iraniane hanno infatti annunciato l'intenzione di bloccare lo Stretto di Hormuz, uno dei corridoi strategici più critici per il rifornimento energetico globale. Attraverso questa via navigabile transita circa un terzo del commercio mondiale di petrolio, rendendola una delle arterie più vitali dell'economia internazionale.
L'escalation nel Golfo Persico ha innescato una reazione immediata dei trader, che vedono una potenziale contrazione dell'offerta petrolifera sui mercati mondiali. Qualsiasi interruzione dei flussi attraverso lo Stretto di Hormuz avrebbe conseguenze significative sui prezzi energetici, già segnati da mesi di volatilità. Gli investitori stanno già prezzando uno scenario di rischio geopolitico elevato, in attesa di sviluppi dalla regione.
I rialzi odierni si registrano nelle prime fasi della sessione asiatica, prima dell'apertura dei principali mercati finanziari. L'andamento positivo del greggio potrebbe influenzare l'intera giornata di contrattazioni e potrebbe avere riflessi sui prezzi dei carburanti al dettaglio nelle prossime settimane, con ripercussioni sulla spesa delle famiglie e sui costi di trasporto e logistica.