L'offerta pubblica di acquisto lanciata da Intesa SanPaolo nei confronti di Mps apparecchia un tavolo su cui quasi tutti sembrano trovare una convergenza. Il panorama degli attori coinvolti – istituzioni, mondo bancario, osservatori di mercato – non presenta le solite fratture che caratterizzano le operazioni di fusione nel settore finanziario. Eppure, sotto questa apparente armonia si cela una questione di fondo che continua a dividere: quella del prezzo e della sua correttezza nei confronti dei proprietari della banca senese.

La valutazione proposta da Intesa, pur essendo stata accolta con un certo favore dagli analisti e dagli esperti del settore, non placa completamente i dubbi di chi possiede azioni di Mps e teme di non ricevere una compensazione proporzionata al valore reale dell'istituto. Il dibattito accademico e professionale sulla corretta quotazione della transazione rimane vivo e articolato.

In questo contesto si muove anche il ruolo di figure chiave come quella che la fonte definisce il "comandante" Lovaglio, protagonista che potrebbe giocare un ruolo determinante nelle fasi conclusive della trattativa. La sua posizione e le sue eventuali mosse rappresentano gli ultimi snodi prima di una definizione conclusiva dell'operazione, in quella che appare ormai come lo scontro finale su una questione rimasta in sospeso: quella della giusta remunerazione per gli azionisti della storica banca toscana.

L'operazione, al di là dei consensi apparenti, rimane dunque incompleta finché non si raggiungerà una risposta definitiva a questo interrogativo fondamentale sulla fairness della valutazione. Solo quando tutti gli attori interessati, a partire dagli investitori di Siena, avranno ricevuto rassicurazioni concrete su questo fronte, l'intesa potrà dirsi veramente conclusa e pacifica.