Secondo Bertolini, figura di spicco nel panorama calcistico italiano sia come giocatrice che come allenatrice, il sistema attuale presenta ancora squilibri strutturali che penalizzano le atlete rispetto ai colleghi maschi. La professionista ha sottolineato come le differenze non siano principalmente di merito sportivo, bensì di opportunità economiche e di supporto istituzionale.
L'ex coach ha ribadito che per invertire questa tendenza è necessario un impegno finanziario robusto da parte dei principali soggetti coinvolti nel settore. Secondo la sua analisi, le disuguaglianze salariali rappresentano uno dei nodi cruciali da affrontare con decisioni coraggiose e strutturali, piuttosto che con misure sporadiche o simboliche.
Bertolini ha quindi indicato i casi di successo internazionali come modello di riferimento. Negli Stati Uniti e nel Regno Unito, il calcio in rosa ha dimostrato di essere sostenibile economicamente e capace di attrarre pubblico, investitori e sponsor quando supportato adeguatamente. Questi esempi provano che il potenziale esiste e che dipende soprattutto dalle scelte di investimento.
Un ulteriore aspetto affrontato riguarda la necessità di preparare gli atleti alla vita oltre la carriera agonistica. L'ex allenatrice ha evidenziato l'importanza di programmi educativi che accompagnino le calciatrici nel periodo di transizione professionale, garantendo loro strumenti e competenze per gestire il dopo-calcio con consapevolezza e opportunità concrete.
Le dichiarazioni di Bertolini si inseriscono in un dibattito sempre più acceso sulla parità di genere nello sport professionistico italiano, dove le istituzioni e le società sono chiamate a ridefinire gli equilibri economici e organizzativi per garantire pari dignità a uomini e donne che indossano la maglia della nazionale o delle squadre di club.