La Lituania accelera la pressione sull'Unione Europea affinché adotti una linea più rigorosa nelle misure punitive contro la Russia. In occasione dell'ultima riunione del Consiglio Esteri prima della pausa estiva, il ministro degli Affari Esteri lituano Kęstutis Budrys ha espresso preoccupazione sulla velocità di approvazione del 21esimo pacchetto sanzionatorio, ancora bloccato da divergenze tra gli Stati membri.

Secondo Budrys, Vilnius chiede l'inserimento nel lista nera di colossi energetici russi come Rosatom e Lukoil, insieme all'interruzione dei flussi finanziari destinati all'apparato bellico di Mosca. Misure che il Paese baltico ritiene essenziali per colpire veramente l'economia di guerra russa e privare il Cremlino delle risorse necessarie a proseguire il conflitto in Ucraina.

Il vero nodo critico riguarda però i servizi marittimi e il trasporto del gas naturale liquefatto. Su questi temi, hanno rivelato i contrasti più accesi tra gli Stati dell'Ue, con diverse capitali europee preoccupate degli effetti sugli scambi commerciali e sulle forniture energetiche. Budrys non ha risparmiato critiche velenose a chi privilegia i guadagni economici rispetto agli imperativi di sicurezza.

"Non possiamo permetterci che gli interessi commerciali prevalgano sull'efficacia delle sanzioni", ha affermato il ministro lituano, lanciando un monito diretto ai colleghi europei. "Se vogliamo davvero essere seri nel contenere l'aggressione russa, dobbiamo mettere da parte le convenienze economiche nazionali e agire in maniera compatta".

La presa di posizione della Lituania riflette le crescenti tensioni all'interno dell'Ue su come calibrare la risposta a Mosca. Mentre alcuni Paesi baltici e dell'Europa centrale spingono per sanzioni sempre più draconiane, altre nazioni – in particolare alcuni grandi Stati con forti legami commerciali con la Russia – frenano, temendo ripercussioni economiche. Il braccio di ferro sul 21esimo pacchetto potrebbe quindi rappresentare lo specchio di una Unione ancora divisa su come bilanciare sicurezza e pragmatismo economico.