Un'iniziativa storica rischia di non vedere la luce ad Ascoli Piceno. La parrocchia della chiesa dei Frati ha ritirato l'autorizzazione a ospitare la tradizionale Pastasciutta Antifascista, manifestazione in programma per il prossimo 26 luglio. Dietro la decisione, secondo quanto denunciano gli organizzatori, ci sarebbero state forti pressioni da parte di alcuni parrocchiani che hanno ritenuto inappropriato l'uso dell'aggettivo 'antifascista' sul materiale pubblicitario dell'evento.

L'iniziativa era stata promossa dall'Anpi – l'Associazione nazionale partigiani d'Italia – in collaborazione con il Collettivo Caciara e il panificio L'Assalto ai forni, gestito dall'imprenditrice locale Lorenza Roiati. Quest'ultima aveva già attirato l'attenzione delle forze dell'ordine nel 2021, quando aveva esposto fuori dal suo negozio uno striscione con la scritta '25 Aprile, buono come il pane bello come l'antifascismo'.

L'Anpi non nasconde la delusione e l'amarezza per la scelta della parrocchia. Attraverso una nota ufficiale, il Comitato provinciale dell'associazione respinge con fermezza l'idea che l'antifascismo possa essere considerato meramente divisivo o di parte. 'L'antifascismo non può essere ridotto a una semplice opinione politica', sottolinea l'organizzazione, ricordando come il valore antifascista rappresenti il fondamento storico e giuridico della Repubblica italiana.

Per l'Anpi, quanto accaduto ad Ascoli Piceno va oltre un semplice disagio logistico e rappresenta 'un segnale profondamente preoccupante che colpisce i valori democratici del Paese'. L'associazione evidenzia come senza la Resistenza non avrebbero potuto nascere la Costituzione, il suffragio universale, il pluralismo e le libertà di cui tutti gli italiani oggi beneficiano. La decisione della parrocchia viene interpretata come un attacco ai fondamenti della democrazia italiana.

La controversia accende i riflettori su una questione più ampia: fino a che punto può spingersi una polemica sui termini quando questi riguardano valori costituzionali riconosciuti? La revoca della concessione apre un dibattito sugli spazi di libertà concessi alle associazioni antifasciste nel Paese, soprattutto a livello locale, dove le dinamiche comunitarie possono pesare sulle decisioni istituzionali.