La questione delle sanzioni ai prodotti provenienti dagli insediamenti israeliani potrebbe sbloccarsi grazie a un orientamento giuridico che ridimensiona gli ostacoli procedurali. L'Alto Rappresentante dell'Unione europea Kaja Kallas ha infatti affermato che per approvare queste misure commerciali sarebbe sufficiente una maggioranza qualificata anziché il voto unanime di tutti gli Stati membri.

Durante una conferenza stampa al palazzo del Consiglio europeo, Kallas ha illustrato la posizione del servizio giuridico dell'istituzione. Utilizzando una battuta sul mestiere di avvocato, ha sottolineato come esistano pareri legali differenti su questa materia delicata. Il parere del servizio legale del Consiglio Ue sostiene che, poiché si tratta fondamentalmente di una questione commerciale, non sia necessaria l'unanimità per procedere con le sanzioni.

Questa interpretazione potrebbe rivelarsi decisiva per superare l'impasse che da mesi blocca i lavori delle istituzioni europee. Diversi Stati membri, tra cui l'Ungheria, avevano infatti opposto il loro veto alle misure, sfruttando la regola dell'unanimità richiesta per le decisioni in materia di politica estera. Con il nuovo orientamento giuridico, un numero minore di voti basterebbe per autorizzare le sanzioni contro i prodotti degli insediamenti.

La disputa sulla natura giuridica di queste misure rimane tuttavia centrale: se classificate come scelte di politica estera richiederebbero l'unanimità, mentre se considerate questioni commerciali potrebbero procedere con la maggioranza qualificata. La posizione del servizio legale rappresenta un tentativo di trovare una strada procedurale per aggirare i veti politici che hanno finora bloccato l'azione dell'Ue su questo dossier particolarmente sensibile.