Una nuova tempesta politica investe il governo britannico ormai in dissoluzione. Sir Ollie Robbins, ex segretario generale del Foreign Office, ha intentato causa contro Keir Starmer e il suo staff, chiedendo un risarcimento per quella che considera un'ingiusta epurazione professionale. L'annuncio è arrivato attraverso l'Fda, il sindacato dei funzionari dello Stato britannico, mentre il premier dimissionario prepara il passaggio dei poteri ad Andy Burnham nel giro di una settimana.

Al centro della vicenda c'è la controversa nomina di Peter Mandelson a ambasciatore britannico presso la Casa Bianca di Donald Trump, una scelta voluta da Starmer a fine 2024 che si è rivelata un disastro di comunicazione e consenso. Mandelson, settantaduenne veterano della politica britannica con alle spalle il ruolo di ministro e commissario europeo all'epoca di Tony Blair, è stato costretto al ritiro dopo poche settimane quando sono riemersi dettagli sui suoi rapporti con Jeffrey Epstein, il faccendiere americano deceduto accusato di abusi sessuali. Oltre ai legami con il magnate, peseranno anche i sospetti di relazioni problematiche con potenze rivali come Cina, Russia e Israele.

Robbins sostiene di essere stato trasformato in capro espiatorio da Starmer, accusato di aver occultato il parere negativo dei servizi di sicurezza britannici sulla nomina. Secondo il funzionario, la sua estromissione è illegittima e ingiustificata: rimprovera al premier di non averlo informato ufficialmente sui risultati del processo di verifica sulla sicurezza nazionale, ma soprattutto contesta il fatto che Starmer avesse già autorizzato la nomina prima che questa procedura tecnica fosse completata. Una scelta, denuncia, guidata da pressioni politiche piuttosto che da valutazioni obiettive.

Lo scandalo ha ulteriormente eroso l'immagine già fragile di Starmer, già indebolito dalla devastante sconfitta elettorale del Labour alle amministrative di maggio. Proprio quella débâcle ha spinto il premier ad annunciare le sue dimissioni a giugno, aprendo così la strada a una transizione interna che porterà Andy Burnham a guidare il partito e il governo britannico nei prossimi mesi cruciali per la stabilità politica del Regno Unito.