Tensioni crescenti a Budapest dove il Parlamento ungherese si appresta a votare una riforma costituzionale che rappresenterebbe una sfida diretta al presidente della Repubblica Tamas Sulyok. Secondo quanto dichiarato dal premier Peter Magyar, la modifica potrebbe portare alla destituzione del capo dello Stato, storico alleato di Viktor Orbán, aprendo così una profonda crisi istituzionale nel Paese.

Il nuovo governo Magyar descrive il voto odierno come una mossa decisiva per smantellare quella che definisce apertamente una struttura corruttiva radicata nel sistema politico ed economico ungherese. La riforma mirerebbe innanzitutto a istituire un'agenzia nazionale dedicata al recupero e alla tutela dei beni pubblici, sottratti secondo l'accusa al controllo della macchina di potere orbaniana. In secondo luogo, il provvedimento intende interrompere il ventennale monopolio politico che ha caratterizzato il governo precedente, permettendo così una rotazione dei vertici dello Stato.

Secondo Magyar, il presidente avrebbe inizialmente accettato di sottoscrivere l'emendamento costituzionale dopo l'approvazione parlamentare, come previsto dalla procedura legale che gli concede cinque giorni per la firma. Tuttavia, il premier sostiene che il partito Fidesz avrebbe ordinato a Sulyok di rifiutare la sottoscrizione a metà della scorsa settimana, configurando secondo Magyar una violazione diretta della Costituzione ungherese. Magyar ha ribadito che il presidente non possiede alcun potere di valutazione nel merito di un emendamento costituzionale e potrebbe solo ricorrere al controllo della Corte Costituzionale in caso di irregolarità procedurali, situazione che non sussisterebbe in questo caso.

Il braccio di ferro tra il governo della nuova coalizione e i vertici dello Stato fedeli a Orbán rappresenta un capitolo significativo della recente transizione politica ungherese. Magyar ha conquistato il suo ruolo di primo ministro con una piattaforma esplicitamente anticorruzione, promettendo di smantellare le strutture di potere accumulate nei decenni precedenti. La posta in gioco per oggi è dunque notevole: una conferma del cambio di rotta politico oppure una resistenza delle vecchie élite attraverso le istituzioni.

La questione ha assunto contorni di scontro costituzionale vero e proprio, con il premier che accusa apertamente l'ex maggioranza di aver trasformato il presidente in un semplice esecutore degli ordini del partito. Se il voto parlamentare dovesse concludersi secondo le previsioni del governo, toccherà allora a Sulyok decidere se sottoscrivere la sua stessa destituzione oppure sfidare apertamente il dettato della Costituzione, in uno scenario che non avrebbe precedenti recenti nella democrazia ungherese.