I mercati energetici europei registrano una nuova impennata dei prezzi, trainati dall'escalation della tensione tra Stati Uniti e Iran. Il gas naturale scambiato ad Amsterdam ha guadagnato il 4,4% nella seduta odierna, raggiungendo quota 50,8 euro al megawattora, consolidando i rialzi della settimana precedente. Un movimento che riflette i timori degli investitori sui rischi geopolitici che minacciano gli approvvigionamenti energetici globali.

A pesare sui mercati sono gli ultimi scontri verbali e militari tra le due potenze, accompagnati da dichiarazioni contrastanti sulla libertà di navigazione nello Stretto di Hormuz, uno dei corridoi strategici più importanti per il transito del petrolio mondiale. L'incertezza su questa via cruciale per l'energia genera onde d'urto immediati sui prezzi del greggio, che a loro volta trascinano al rialzo anche le quotazioni del gas naturale europeo, creando un effetto domino sui costi energetici del continente.

La situazione nel Medio Oriente rimane il principale elemento di volatilità per i mercati dell'energia. Le prospettive sugli equilibri futuri delle forniture dalla regione si fanno sempre più nebbiose, spingendo gli operatori a proteggere i loro portafogli attraverso acquisti sui mercati futures. Questo comportamento contribuisce ulteriormente a mantenere elevata la pressione al rialzo sui prezzi, in un contesto dove ogni dichiarazione delle autorità statunitensi o iraniane viene scrutinata per eventuali segnali di de-escalation o di ulteriore irrigidimento.