Il Movimento 5 stelle ha lanciato un appello diretto alle massime cariche dell'Unione europea affinché intervengano nel caso del pediatra palestinese Hussam Abu Safiya. Una lettera sottoscritta da 52 eurodeputati, tra cui il capodelegazione pentastellato Pasquale Tridico, è stata inviata alla presidente della Commissione Ue Ursula von der Leyen e all'Alto rappresentante per la politica estera Kaja Kallas, richiedendo l'attivazione di canali diplomatici per la liberazione del medico.

Abu Safiya, direttore dell'ospedale Kamal Adwan a Gaza, si trova in detenzione nelle carceri israeliane da circa un anno e mezzo. Secondo quanto denunciato dal M5s, il pediatra non è a conoscenza dell'atto di accusa nei suoi confronti e rimane in attesa di un processo che non ha ancora avuto inizio. Il medico era divenuto visibile pubblicamente per aver segnalato le condizioni critiche di malnutrizione tra i minori nella Striscia di Gaza.

Gli esponenti pentastellati sottolineano che la detenzione di personale sanitario rappresenta una chiara violazione dei principi fondamentali del diritto internazionale umanitario. "Un medico che denuncia le sofferenze dei bambini non dovrebbe trovarsi dietro le sbarre senza accuse formali", affermano in una nota dove esprimono preoccupazione per l'incolumità fisica di Abu Safiya.

La delegazione del M5s rivolge critiche durissime all'operato dell'Unione europea, accusandola di inerzia di fronte a quella che descrive come una serie sistematica di violazioni israeliane nei confronti della popolazione palestinese. "L'Europa non può restare a guardare: il suo silenzio la rende complice", sostiene il movimento, equiparando la situazione a uno dei maggiori drammi umanitari del recente passato.

Come risposta, il M5s propone misure concrete e drastiche: la sospensione dell'accordo di associazione tra l'Ue e lo Stato di Israele e l'introduzione di sanzioni commerciali ai danni dei prodotti provenienti dagli insediamenti israeliani nelle zone occupate della Cisgiordania. L'appello rappresenta un'escalation nelle posizioni critiche del movimento verso le politiche israeliane in Medio Oriente.