Rio de Janeiro entra in guerra contro la pubblicità delle piattaforme di scommesse sportive e giochi online. L'amministrazione comunale ha adottato un divieto complessivo che colpisce cartelloni pubblicitari, arredi urbani e ogni altro tipo di supporto promozionale localizzato negli spazi pubblici della città e in quelli privati che operano sulla base di autorizzazioni, concessioni o licenze rilasciate dal municipio stesso.
Il provvedimento rappresenta un tentativo della giunta di contenere l'esposizione della popolazione, in particolare dei più giovani, ai messaggi commerciali dei bookmaker. Il sindaco Eduardo Cavalieri ha spiegato la ratio della decisione con una dichiarazione particolarmente diretta: Rio, che funge da vetrina internazionale del Brasile, non può ridursi a una sorta di mercato a cielo aperto dominato dalle case di scommesse. Le violazioni del divieto comporteranno ordini immediati di rimozione della pubblicità irregolare. Il divieto si estenderà anche ai contratti, alle concessioni e agli eventi finanziati, gestiti o approvati dall'ente municipale.
La mossa della metropoli carioca si inserisce in un contesto di maggior controllo nazionale. A pochi giorni dall'ordinanza locale, il governo federale brasiliano ha annunciato un giro di vite sulla comunicazione pubblicitaria dei siti di scommesse. Le nuove linee guida prevedono l'obbligo di inserire avvertenze esplicite sui rischi di dipendenza e sulla possibilità di perdere denaro. È inoltre vietato presentare il gioco d'azzardo come un'opportunità di investimento e durante le trasmissioni sportive gli operatori non potranno consigliare specifiche puntate ai telespettatori.
Questi interventi riflettono una crescente preoccupazione in Brasile circa la proliferazione incontrollata della pubblicità legata alle scommesse, che negli ultimi anni ha raggiunto dimensioni straordinarie grazie alla diffusione di piattaforme online. La combinazione tra misure locali e nazionali suggerisce una volontà politica trasversale di arginare il fenomeno, proteggendo in primo luogo le fasce più vulnerabili della popolazione.