L'Unione europea alza il tono contro Mosca e pretende il rientro immediato di tutti i civili ucraini illegalmente deportati in territorio russo. La dichiarazione congiunta arriva dall'Alta rappresentante per la politica estera Kaja Kallas, che parla a nome dei Ventisette Stati membri, e rappresenta un nuovo capitolo nella denuncia delle violazioni sistematiche commesse da Mosca nel conflitto ucraino e nei territori occupati.

Secondo Bruxelles, da quando la Russia ha lanciato l'aggressione nel 2014 con l'annessione illegale della Crimea, il Cremlino ha consolidato un apparato repressivo capillare ai danni dei civili percepiti come ostili. Nel mirino ci sono detenzioni arbitrarie, sparizioni forzate, torture diffuse, maltrattamenti sistematici inclusa la violenza sessuale, e soprattutto le deportazioni illegali verso la Federazione Russa. L'Ue sottolinea che questi comportamenti sono stati ampiamente documentati persino dall'Ufficio dell'Alto Commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani.

Tra le violazioni più gravi, Bruxelles accusa Mosca di negare ai detenuti il diritto a un processo equo, le garanzie processuali minime e ogni contatto con i familiari. Un'accusa pesantissima che tocca anche il mancato riconoscimento dell'identità, della ubicazione e della sorte degli ucraini tenuti in cattività o dispersi, in aperta violazione del diritto internazionale umanitario e delle norme sulla protezione dei diritti umani.

La richiesta dell'Ue è esplicita e perentoria: Mosca deve garantire il ritorno "immediato, sicuro e incondizionato" in Ucraina di tutti i civili detenuti arbitrariamente, inclusi i bambini. Bruxelles estende l'appello anche alla Bielorussia e invita la comunità internazionale a intensificare la pressione coordinata sulla Russia, affinché il Cremlino cessi i ritardi e adempia finalmente ai suoi obblighi internazionali.