Un momento storico per l'Ungheria. Il Parlamento di Budapest ha dato il via libera all'emendamento costituzionale che comporta la decadenza dall'incarico del presidente della Repubblica Tamas Sulyok, figura politica considerata vicina all'ex premier sovranista Viktor Orbán. La votazione, svoltasi il 13 luglio, ha registrato il supporto della maggioranza qualificata di due terzi dell'assemblea legislativa, controllata dal governo del premier Peter Magyar. Significativo il gesto dei deputati del Fidesz, il partito di Orbán: hanno abbandonato l'aula in segno di protesta, denunciando quella che definiscono un'azione arbitraria ai danni delle istituzioni.

Magyar ha duramente attaccato il presidente uscente, liquidandolo come un "fantoccio politico" nelle mani di Orbán. Con questa mossa, il nuovo esecutivo procede nel suo progetto di destrutturazione del modello di governo costruito dal leader sovranista negli anni scorsi. Il Parlamento ha colto l'occasione per approvare contemporaneamente altre disposizioni costituzionali altrettanto significative: viene introdotto un tetto massimo di 12 anni consecutivi per i mandati parlamentari, mentre i magistrati della Corte costituzionale non potranno superare i 70 anni di età, una decisione destinata a modificare radicalmente la composizione dell'organo giudiziario più importante.

Fra le novità introdotte figura anche la creazione di un nuovo organismo, l'Ufficio per il recupero e la protezione del patrimonio pubblico, che avrà il compito di tracciare e recuperare risorse sottratte alle casse dello Stato durante il governo Orbán. Secondo le accuse mosse dalle autorità, si tratterebbe di miliardi di euro finiti nelle mani di oligarchi vicini al precedente regime. Il presidente Sulyok dispone di cinque giorni per sottoscrivere l'emendamento, un atto formale che completerà il processo legislativo. Il voto di ieri rappresenta un passaggio cruciale nel tentativo di Budapest di voltare pagina rispetto a un decennio caratterizzato da una progressiva concentrazione del potere nelle mani dell'esecutivo e da accuse di erosione dello stato di diritto.