La corsa globale all'intelligenza artificiale nasconde un pericolo spesso sottovalutato: non tanto chi riuscirà a dominare la competizione, quanto piuttosto i metodi utilizzati per conseguirla. È questa la conclusione che emerge da un'analisi recente pubblicata su Newsweek da due figure di rilievo nel panorama geopolitico e tecnologico internazionale: Roberto Baldoni, già vicedirettore generale dei servizi segreti italiani e primo capo dell'Agenzia per la cybersicurezza nazionale, e Len Khodorkovsky, esperto di diplomazia digitale presso il Krach Institute della Purdue University e già vice segretario di Stato statunitense.

I due esperti identificano una vera e propria trappola strategica per i sistemi democratici: da un lato, il controllo sempre più concentrato di risorse cruciali—dati, capacità computazionali e modelli avanzati—nelle mani di poche mega-piattaforme tecnologiche; dall'altro, la reazione istintiva dei governi di puntare sull'autosufficienza nazionale per liberarsi dalla dipendenza. Tuttavia, spiegano, questa strada conduce a risultati controproducenti: economie tecnologiche frammentate, inefficienti e destinate a rimanere indietro rispetto alla competizione globale.

La soluzione proposta dai due autori prende forma in un concetto chiave: la "fiducia tecnologica verificabile" attraverso un sistema di "interdipendenza strutturata tra alleati". Invece di costruire muri digitali attorno ai confini nazionali, suggeriscono di intensificare la cooperazione tra democrazie tramite standard aperti, catene di approvvigionamento resilienti e meccanismi trasparenti di controllo reciproco. Un modello che garantirebbe sia la sicurezza che la competitività.

Questa visione trova concretizzazione in Pax Silica, un'iniziativa internazionale volta a rafforzare le sinergie nelle filiere dell'intelligenza artificiale. Lo scorso summit di Washington ha segnato un punto di svolta: ben 35 Paesi hanno sottoscritto una dichiarazione congiunta sulle opportunità offerte dall'IA, con la partecipazione attiva dell'Unione europea a segnalare una crescente convergenza transatlantica su questi temi.

La logica sottesa a questa strategia è tanto semplice quanto brutale: nel mondo dell'IA non esiste uno Stato che possieda autonomamente tutti gli elementi necessari al successo. Semiconduttori, minerali rari, potenza computazionale, capitali, energia rinnovabile, eccellenza nella ricerca e talenti diffusi rappresentano risorse distribuite geograficamente. La vera sovranità tecnologica, dunque, non dipenderà da quanto uno Stato possiede in assoluto, ma dalla qualità e dall'affidabilità dei partenariati che saprà costruire con gli altri attori del sistema globale.