In una mossa diplomatica che accende i riflettori sulla spinosa questione cipriota, il governo turco lancia un appello al neopromosso rappresentante speciale dell'Unione europea, Raffaele Fitto. Ankara chiede esplicitamente che il funzionario si impegni per una revisione della linea europea, accusando Bruxelles di adottare un approccio fazioso nel contesto del conflitto che divide l'isola da mezzo secolo. Secondo il portavoce del ministero degli Esteri turco, Oncu Keceli, solo attraverso colloqui paritari tra due entità sovrane potrà emergere una soluzione duratura.
Il fulcro della disputa risiede nell'assetto geopolitico di Cipro, spaccata in due dal 1974 in seguito all'intervento militare turco. Keceli ha puntato il dito contro il 2004, quando l'Onu mise ai voti un piano globale di riunificazione: i greco-ciprioti lo respinsero al referendum, mentre la maggior parte dei turco-ciprioti lo appoggiò. Nonostante ciò, la Repubblica di Cipro a guida greco-cipriota entrò successivamente nell'Unione europea, un evento che Ankara legge come una perdita di imparzialità da parte di Bruxelles. "L'Ue ha smarrito la sua neutralità ammettendo solo la parte greca come membro", ha rimarcato il portavoce turco.
La posizione turca sull'auto-proclamata repubblica turca di Cipro del nord rimane solitaria sulla scena internazionale: Ankara è l'unico Paese al mondo a riconoscere formalmente questa entità. Nel settore settentrionale dell'isola mantiene una significativa presenza militare, mentre negli ultimi anni ha intensificato la pressione diplomatica per ottenere il riconoscimento di uno status indipendente per il territorio controllato dai turco-ciprioti.
Sebbene Keceli abbia presentato la nomina di Fitto come una questione interna europeia, la sua dichiarazione rivela chiaramente come Ankara intenda utilizzare questo nuovo incarico per rinegoziare i termini del dibattito sulla questione cipriota. Il cambio al vertice della rappresentanza Ue rappresenta un'occasione per Ankara di spingere la sua agenda, trasformando una nomina amministrativa in un momento di pressione politica sul dossier che rimane uno dei più complessi nella diplomazia del Mediterraneo orientale.