La coalizione progressista torna a spaccarsi su uno dei terreni più delicati della politica contemporanea. Le recenti dichiarazioni di Giuseppe Conte riguardanti il riarmo e i rapporti con la Russia hanno riaperto una crepa che percorre da tempo il centrosinistra italiano, ponendo sotto i riflettori il vuoto strategico di cui soffre l'opposizione su questioni cruciali come la sicurezza europea, l'Ucraina e l'alleanza atlantica. A denunciare il problema è Vittorio Emanuele Parsi, professore di Relazioni internazionali presso l'Università Cattolica di Milano e autore del volume "Contro gli imperi" pubblicato da Bompiani, che analizza come la mancanza di una visione condivisa rappresenti un ostacolo ben più serio di quanto comunemente riconosciuto.

Secondo Parsi, il nodo centrale non riguarda tanto le possibili alleanze con figure come Carlo Calenda o Matteo Renzi, quanto piuttosto la direzione che il Movimento 5 Stelle intende perseguire. Il vero interrogativo riguarda le preferenze di Conte: orientarsi verso un asse con l'Alleanza Verdi Sinistra e Potere al Popolo, oppure convergere su una piattaforma comune con il Partito Democratico? In questo contesto, tocca a Elly Schlein prendere una decisione fondamentale sul futuro dell'ala progressista italiana e sulla sua collocazione rispetto alle dinamiche globali. Le ambiguità fin qui manifestate lasciano intendere come la politica estera stia diventando un elemento definitorio dell'identità politica della coalizione.

Non sfugge al politologo un dettaglio simbolico carico di significato: la mancata visita della segretaria dem a Kyiv rappresenta, agli occhi di Parsi, un'assenza che comunica inequivocabilmente una postura politica. Gesti apparentemente protocollari assumono valore interpretativo quando emerge la totale carenza di una linea univoca tra i partner della coalizione. La situazione diventa ancora più preoccupante considerando che i cittadini hanno il diritto di comprendere chiaramente quale sia la posizione del fronte progressista su questioni che incidono direttamente sulla loro sicurezza: che cosa pensano di Mosca, come affrontano il conflitto ucraino, quale rapporto vogliono mantenere con la Nato, quali sono le loro priorità per la difesa europea?

Proprio su questi interrogativi l'opposizione rimane frammentaria, mentre il centrodestra presenta una coesione comparativamente maggiore sui dossier internazionali. Questa disparità non rappresenta meramente un vantaggio tattico in campagna elettorale, bensì un problema di sostanza democratica. Gli elettori hanno bisogno di chiarezza per scegliere consapevolmente e responsabilmente. Quando una forza politica ambisce al governo, deve essere in grado di esprimere visioni coerenti sui temi che definiscono la sovranità e la sicurezza nazionale. Ad oggi, il centrosinistra italiano continua a pagare il prezzo di divisioni irrisolte che vanno molto al di là delle dinamiche di alleanza.