Un momento storico segna la presentazione della relazione 2026 della Commissione per la Borsa: per la prima volta nella storia dell'autorità di vigilanza italiana, è una donna a illustrare lo stato di salute dei mercati finanziari nazionali. Chiara Mosca, presidente vicario nominata nel 2021 dal governo Draghi e da quattro mesi a capo provvisorio della Consob, ha presentato il bilancio annuale a Palazzo Mezzanotte davanti ai vertici della comunità finanziaria. L'evento acquista ulteriore significato in un periodo caratterizzato da straordinari movimenti nel settore bancario, dalle manovre su Mps e Intesa fino ai riflessi internazionali con Commerzbank. Intanto a Roma rimane aperta la questione sulla successione di Paolo Savona, dopo il ritiro del sottosegretario Federico Freni dalla corsa alla nomina.

Se Piazza Affari celebra un successo in termini di capitalizzazione, raggiungendo il valore record di 1.209 miliardi di euro, il quadro presenta tuttavia luci e ombre. Da un lato la raccolta attraverso i mercati azionari continua a crescere, dall'altro il numero di operazioni di ingresso in borsa rimane modesto. Questo squilibrio riflette una tendenza più ampia che riguarda tutta l'Europa: il rapporto tra capitalizzazione complessiva e prodotto interno lordo dell'Unione europea si ferma al 75%, mentre in Italia scende al 51%. Un confronto drammatico rispetto agli Stati Uniti, dove lo stesso indicatore raggiunge il 247%.

La disparità rivela un problema strutturale del continente europeo nei confronti del mercato americano. Secondo i dati aggiornati al 31 maggio scorso, i mercati azionari statunitensi rappresentano il 45% della capitalizzazione mondiale, mentre quelli europei si fermano al 10%. Un divario che non corrisponde alle rispettive quote di prodotto interno lordo globale: gli Usa pesano per il 26% del pil mondiale, l'Unione europea per il 18%. Come ha sottolineato direttamente Mosca nel corso della presentazione, è ormai evidente che la finanza europea non rispecchia la dimensione reale della sua economia. Per colmare questo vuoto, secondo la Consob diventa imprescindibile completare l'integrazione dei mercati dei capitali europei, creando un vero ecosistema unitario che possa competere a livello globale.

Al di là delle considerazioni sul divario transatlantico, la relazione della Consob tocca anche questioni legate all'innovazione tecnologica e ai suoi rischi per il sistema. L'integrazione crescente dell'intelligenza artificiale nei processi finanziari rappresenta un'opportunità di efficienza, ma comporta anche possibili effetti collaterali indesiderati che meritano attenzione da parte delle autorità di vigilanza. La questione si inserisce in un dibattito europeo più ampio sulla regolamentazione dell'Ia nel settore finanziario, dove la necessità di innovazione deve bilanciarsi con la stabilità e la trasparenza dei mercati.