Cresce la frattura tra Bruxelles e il governo georgiano dopo le dichiarazioni odierne di Kaja Kallas, l'Alto Rappresentante dell'Unione Europea per gli Affari Esteri. Nel corso di una discussione incentrata sulla cooperazione strategica nel Mar Nero, la ex premier estone ha affermato l'assenza di contatti ufficiali con Tbilisi su questi temi. Un messaggio che ha fatto immediatamente discutere negli ambienti diplomatici.

Interrogata specificamente sulla questione, Kallas ha precisato la posizione di Bruxelles con una frase che avrebbe dovuto essere conciliante ma che ha acceso gli animi: "Il nostro impegno è rivolto al popolo georgiano, non all'esecutivo di Tbilisi. Abbiamo riflettuto insieme su come sostenerlo al meglio, affinché non perda fiducia nei valori europei". Un distinguo sottile ma carico di significati politici, che suggerisce una distanza tra le istituzioni georgiane e gli obiettivi dell'Ue.

La reazione del governo di Tbilisi non si è fatta attendere. Il primo ministro Irakli Kobakhidze, che guida la coalizione di Sogno georgiano, ha risposto con toni molto critici. "Sappiamo bene che la Russia non riconosce la sovranità della Georgia su quasi un quinto del nostro territorio occupato", ha dichiarato Kobakhidze secondo le agenzie locali. "Ma quando sentiamo parole come quelle della signora Kallas, ci chiediamo se non stia negando alla Georgia la sovranità sul cento per cento del suo territorio". Un'accusa pesante, quella di mettere in discussione l'integrità nazionale del Paese.

L'esecutivo georgiano ha ufficialmente qualificato come "deplorevole" la posizione espressa da Kallas, interpretandola come un'ingerenza negli affari interni. Lo scambio evidenzia una crescente tensione tra Bruxelles e Tbilisi, aggravata dai dubbi dell'Ue sulla traiettoria democratica della Georgia negli ultimi mesi. Dalle pressioni sulla libertà di stampa ai dubbi sulle elezioni, il rapporto tra l'Unione e la nazione caucasica si trova in una fase delicata e cruciale per il futuro dei negoziati di adesione.