Un rapporto allarmante di Medici senza frontiere accusa le forze russe di condurre una guerra programmata contro il sistema sanitario ucraino. Non si tratterebbe di danni collaterali dell'invasione, ma di una strategia ben orchestrata per demolire le infrastrutture mediche e sottoporre la popolazione a sofferenze indiscriminate. A sostenerlo è Robin Meldrum, coordinatore nazionale di Msf in Ucraina, che nel presentare il rapporto "Nessun luogo sicuro per curarsi" ha sottolineato come la precisione e la frequenza degli attacchi escludano qualsiasi elemento di casualità.
I numeri raccontano una realtà devastante. L'Organizzazione mondiale della sanità ha registrato 2.811 attacchi alle strutture sanitarie tra febbraio 2022 e fine 2025, mentre il ministero della Salute di Kiev riporta il danneggiamento o la distruzione di oltre 2.500 strutture sanitarie nello stesso periodo, di cui 327 completamente rase al suolo. L'organizzazione umanitaria internazionale ha documentato personalmente più di 20 assalti alle proprie strutture operative: quattro ospedali completamente distrutti, sette basi di ambulanze abbandonate e la perdita di accesso a oltre 80 villaggi distribuiti in sei regioni dove operavano cliniche mobili.
"Quando gli ospedali vengono colpiti ripetutamente, quando le ambulanze vengono prese di mira con droni di precisione, quando gli operatori sanitari vengono uccisi mentre trasportano medicinali a bordo di mezzi chiaramente identificati, non si tratta di coincidenza", ha dichiarato Meldrum. "Si tratta di uno schema, e dietro ogni schema c'è un intento". Questa affermazione riflette la convinzione che gli attacchi rappresentino una tattica deliberata di punizione collettiva della popolazione civile mediante la disintegrazione delle reti di assistenza medica.
L'impatto umano della guerra rimane catastrofico. Dai dati disponibili emergono circa 15.000 civili uccisi e oltre 40.000 feriti dall'inizio dell'invasione su larga scala di febbraio 2022. Nel 2025 il numero di vittime civili è aumentato rispetto agli anni precedenti, mentre milioni di persone sono state costrette a fuggire come rifugiati o sfollati interni. Oggi circa il 19% del territorio ucraino rimane sotto controllo russo, e la popolazione del paese è diminuita di circa 10 milioni di persone, un calo drammatico che riflette sia le perdite dirette che l'emigrazione forzata.
I droni sono emersi come uno degli strumenti principali utilizzati per colpire le strutture mediche, consentendo una precisione letale nei bombardamenti. La testimonianza di Medici senza frontiere aggiunge peso alle denunce di crimini di guerra e violazioni del diritto internazionale umanitario che, secondo le organizzazioni per i diritti umani, caratterizzano il conflitto. La distruzione metodica del sistema sanitario amplia ulteriormente la crisi umanitaria in Ucraina, privando milioni di civili dell'accesso alle cure mediche essenziali.