Il mercato del lusso personale inizia finalmente a voltare pagina. Dopo un periodo di stagnazione, gli esperti prevedono una ripresa significativa nel corso dell'anno in corso, con incrementi che oscilleranno tra il 2% e il 5%, destinati ad accelerare ulteriormente tra il 4% e il 7% nel giro di tre anni. È quanto emerge dalla dodicesima edizione del TrueLuxury Global Consumer Insights, l'indagine annuale realizzata da Boston Consulting Group in collaborazione con Altagamma, che ha coinvolto oltre diecimila acquirenti di prodotti di lusso distribuiti in undici economie principali del pianeta.
La ricerca disegna uno scenario in profonda trasformazione. La base clientelare dei brand si sta riequilibrando verso un modello più bilanciato, con una divisione paritaria tra i top spender—quei consumatori che investono annualmente tra 420mila euro e cifre ancora superiori in beni e servizi esclusivi—e gli acquirenti aspirazionali. Nel frattempo, gli occasionali, coloro che si concedono prodotti premium raramente, dovrebbero ridursi sensibilmente dal 60% al 40% del totale. Il segmento più ricco ha dimostrato una solidità impressionante: negli ultimi dieci anni ha ampliato la sua quota nelle spese globali di lusso dal 14% al 24%, con una crescita dell'8%. Anche il segmento intermedio, con budget annuali tra i cinquemila e i cinquantamila euro, ha mantenuto un andamento stabile attorno al 3% annuo.
Il dato più promettente riguarda però i consumatori aspirazionali, proprio coloro che avevano alimentato l'instabilità del settore negli anni precedenti. Per la prima volta, oltre tre quarti di questa fascia dichiara l'intenzione di mantenere o aumentare gli investimenti nel lusso nei prossimi diciotto mesi, segnalando un'inversione di rotta decisiva. Sul fronte delle categorie, le tradizionali divisioni del lusso personale—moda, gioielleria, accessori—cederanno terreno a un'offerta più variegata centrata su esperienze e stili di vita. Le vendite transfrontaliere, storicamente alimentate dai flussi turistici, perderanno importanza, scendendo dalla metà del totale a meno del 30%, mentre gli acquisti locali diventeranno il vero motore della domanda strutturale.
Per quanto riguarda i fattori che guidano le scelte d'acquisto, emergono priorità significativamente mutate. I consumatori ricercano sempre più prodotti che si allineano con valori personali, benessere, qualità della vita e consapevolezza della salute. Quando scelgono cosa acquistare, la qualità estetica, la perizia artigianale e il valore iconico del pezzo rimangono decisivi. Al contrario, la visibilità e l'ostentazione del logo di marca occupano un ruolo marginale: ciò che conta non è più comunicare il proprio status agli altri, bensì gratificare se stessi. Dato non secondario: il 70% dei lussuriosi intervistati ha rinunciato ad almeno un acquisto negli ultimi dodici mesi ritenendo il prezzo sproporzionato rispetto al valore percepito, evidenziando una crescente consapevolezza verso la razionalità della spesa.