La crisi economica del Venezuela si aggrava con un nuovo balzo dell'inflazione a giugno. Secondo i dati divulgati domenica sera dalla Banca Centrale venezuelana, i prezzi hanno subìto un rialzo considerevole del 13,8% nel corso del mese, quasi raddoppiando rispetto al modesto +6,3% registrato a maggio, che rappresentava finora la variazione più contenuta degli ultimi otto mesi.
L'incremento di giugno si posiziona come il terzo più rilevante dell'intero anno, preceduto unicamente dal 32,6% di gennaio e dal 14,6% di febbraio. Una dinamica che illustra come le pressioni inflazionistiche continuino a intensificarsi sul mercato venezuelano nonostante i tentativi di controllo messi in atto dalle autorità monetarie.
La situazione macroeconomica risulta allarmante se analizzata su orizzonti temporali più ampi. Nel primo semestre del 2025, l'inflazione accumulata ha raggiunto il 129,82%, cifra significativamente superiore al 105,26% dello stesso periodo dell'anno precedente. Su scala annua, l'indicatore segna un tasso del 544,13%, quasi tre volte superiore rispetto al 178,99% osservato dodici mesi prima. Questi numeri fotografano una spirale rialzista che erode progressivamente il potere d'acquisto della popolazione.
La Banca Centrale attribuisce la recrudescenza inflazionistica ai tentativi di unificazione dei tassi di cambio, misura implementata per contenere le spinte sui prezzi al consumo. Tuttavia, lo sforzo non ha finora prodotto gli effetti desiderati. A complicare ulteriormente lo scenario interviene un fattore esogeno: il doppio terremoto del 24 giugno, che costringerà il governo a destinare risorse significative alla ricostruzione delle aree colpite. Gli analisti della Banca Centrale segnalano che tale aumento della spesa pubblica, necessario per affrontare i danni sismici, genererà ulteriori pressioni inflazionistiche nei prossimi mesi, promettendo un aggravarsi della situazione economica già critica.