I mercati finanziari mondiali si dividono questa seduta tra i rialzi del comparto energetico e il pessimismo della Borsa americana, in un clima di nervosismo dettato dalle tensioni geopolitiche in Medio Oriente. Il barile di greggio scatta in avanti del 7,79% a New York, chiudendo a 76,97 dollari al barile e confermando come le preoccupazioni per la stabilità della regione spingono gli investitori a cercare protezione sulle commodities energetiche.

Al contrario, Wall Street accusa il colpo e arretra su tutti i fronti. L'indice Dow Jones cede lo 0,25%, fermandosi a quota 52.510,88 punti, mentre il Nasdaq subisce una flessione più marcata dell'1,43%, scendendo a 25.906,60 punti. Anche l'S&P 500, termometro più affidabile del mercato azionario statunitense, chiude in rosso dello 0,70% a 7.522,17 punti.

Questo movimento opposto tra le diverse asset class rispecchia la contrapposizione tra due scenari economici: da un lato, l'aumento dei prezzi dell'energia genera timori inflazionistici e margini di profitto compresso per le imprese; dall'altro, rinforza l'appeal dei titoli energetici per chi cerca rendite difensive. I mercati, insomma, stanno scontando l'effetto domino della crisi mediorientale, incerto se prevalga l'effetto inflazione o quello della riduzione dei consumi globali dovuta a economie più deboli.