Il Consiglio dell'Unione europea ha dato il via libera a nuove sanzioni mirate contro otto persone fisiche di nazionalità russa e un'organizzazione, ritenute responsabili di gravi abusi perpetrati ai danni di prigionieri di guerra ucraini e civili detenuti illegalmente. Le misure rientrano nel quadro più ampio del regime sanzionatorio europeo dedicato alle violazioni dei diritti umani e colpiscono responsabili di tortore e trattamenti degradanti sia nei territori occupati dell'Ucraina sia in Russia.

Tra i nominativi inseriti nella lista nera figura Dmitry Neelov, primo vice comandante della struttura carceraria di Olenivka nella regione di Donetsk. Secondo le accuse, l'ufficiale russo avrebbe orchestrato sistematici atti di violenza, percosse e umiliazioni contro i detenuti ucraini. Accanto a lui, il Consiglio ha sanzionato anche altri funzionari e guardie carcerarie che operavano nello stesso istituto penitenziario, tutti coinvolti nel medesimo schema di abusi.

La decisione sanzionatoria riguarda inoltre Alexei Khavetsky, responsabile della sicurezza presso la colonia penale numero 7 di Pakino, in territorio russo. L'uomo avrebbe sovrinteso a una campagna sistematica di maltrattamenti che includeva scariche elettriche, fame intenzionale, violenze sessuali e umiliazioni perpetrate per intrattenimento del personale della struttura. Un altro sanzionato è Yan Zanevsky, agente dell'Fsb accusato di detenzioni illegittime e torture, tra cui percosse, soffocamento e abusi sessuali, contro civili nei distretti temporaneamente occupati di Kherson, Mykolaiv e Zaporizhzhia.

Nella lista compaiono anche il direttore della colonia penale numero 10 ubicata nel villaggio di Udarny, Alexander Gnutov, cinque dei suoi vice direttori e Galina Mokshanova, responsabile del servizio medico della medesima struttura. Tutti gli individui sanzionati subiranno il congelamento dei loro asset finanziari eventualmente detenuti in territorio europeo e l'interdizione dall'accesso ai paesi dell'Unione.

Queste misure rappresentano un'escalation della pressione diplomatica e economica esercitata da Bruxelles nei confronti di Mosca in risposta alle denunce di crimini e violazioni sistematiche del diritto internazionale umanitario durante il conflitto ucraino. La decisione del Consiglio Ue sottolinea l'impegno del blocco europeo nel perseguire responsabilità penale per le atrocità commesse contro la popolazione civile e i combattenti catturati.