La procura federale statunitense ha avanzato una richiesta pesantissima nei confronti di Ismael "El Mayo" Zambada García, uno dei più temuti narcotrafficanti del pianeta e storico comandante del cartello di Sinaloa. Gli inquirenti chiedono l'ergastolo per l'uomo che per decenni ha gestito uno dei sistemi criminali più sofisticati e violenti dell'America Latina. La richiesta è stata depositata presso la Corte distrettuale di New York in vista della sentenza fissata per il 20 luglio.
Secondo l'accusa, Zambada non si è limitato a gestire il traffico di stupefacenti: avrebbe diretto personalmente un'operazione massiccia di corruzione che ha coinvolto politici, forze di sicurezza e funzionari pubblici messicani a tutti i livelli. Il cartello avrebbe versato milioni di dollari in tangenti per garantirsi libertà d'azione nel territorio messicano e agevolare le operazioni verso il mercato statunitense. I procuratori sostengono che sotto il comando di Zambada siano stati trasportati negli Usa milioni di chilogrammi di cocaina, fentanyl e metanfetamine, con il supporto costante di gruppi armati responsabili di intimidazioni, torture e assassinii.
L'indagine ha consentito di documentare l'entità astronomica del patrimonio accumulato dal cartello: la procura chiede infatti la confisca di 15 miliardi di dollari. Un'cifra che riflette il potere economico raggiunto da un'organizzazione che ha operato quasi indisturbata per anni grazie alla capillare penetrazione negli apparati dello stato messicano.
Zambada è stato arrestato nel luglio 2024 negli Stati Uniti e ha successivamente confessato i reati di narcotraffico contestatigli, decidendo di non andare al processo. I suoi avvocati hanno invece evidenziato la collaborazione fornita e le precarie condizioni di salute del loro assistito, nella speranza di ottenere una riduzione della pena. Tuttavia, la gravità della posizione accusatoria della procura rende il risultato della sentenza di luglio tutt'altro che scontato in favore della difesa.