Tensioni alle stelle dentro il Monte dei Paschi. Dopo l'annuncio della candidatura di Luigi Lovaglio nella lista presentata sabato scorso dalla Plt holding della famiglia Tortora, il clima al vertice dell'istituto senese si è fatto rovente. Oggi il consiglio di amministrazione è convocato per una decisione che potrebbe risultare clamorosa: la revoca delle deleghe all'amministratore delegato in carica, nel tentativo di impedirgli di condurre ufficialmente la campagna elettorale mantenendo la sua posizione operativa.
La mossa contro Lovaglio rappresenta una escalation nei giochi di potere che da settimane agitano Mps. Secondo le fonti raccolte da MediaLives News, dietro la lista Tortora si nasconderebbe un disegno ben più articolato: una volta completata l'incorporazione di Mediobanca, il vero candidato alla presidenza sarebbe Vittorio Grilli, attuale numero uno di Piazzetta Cuccia e già dirigente di JP Morgan. La scelta formale di Cesare Bisoni, 81enne, nella rosa dei candidati presidenti apparirebbe dunque principalmente tattica, considerando l'età del candidato e la complessità dell'operazione di fusione tra i due istituti.
Ma i dubbi sul comportamento di Lovaglio vanno oltre le mere dinamiche di potere. Emerge un quesito di corretta informazione al mercato. Durante la conferenza di Morgan Stanley del 19 marzo scorso, il banchiere ha dichiarato di non poter commentare questioni di governance, sottolineando che il piano industriale sarebbe "estremamente difficile da modificare". Tuttavia, le ricostruzioni suggeriscono che in quel stesso periodo stesse già collaborando con la famiglia Tortora alla composizione della sua lista alternativa. Una tempistica che solleva interrogativi significativi sulle comunicazioni fornite agli investitori.
La questione della trasparenza si complica ulteriormente osservando i tempi amministrativi. Mentre il Comitato nomine ha richiesto 22 riunioni per preparare l'elenco ufficiale del consiglio, avvalendosi di numerosi consulenti esterni e legali, resta poco chiaro quando esattamente Plt abbia iniziato a costruire la propria lista alternativa con la ricandidatura di Lovaglio. Dettagli apparentemente tecnici che acquistano rilievo decisivo alla luce dell'inchiesta in corso sul presunto cartello volto a scalare Mediobanca.
Aggiunge ulteriore peso alla situazione il fatto che Lovaglio avrebbe deciso la sua candidatura senza informare preventivamente il board del Monte dei Paschi, creando una frattura che oggi il consiglio si appresta a affrontare. Il precedente più calzante arriva da Generali, dove Luciano Cirinà fu privato dei suoi incarichi quando emerse il conflitto tra il suo ruolo gestionale e impegni alternativi. Uno scenario che potrebbe replicarsi anche nella banca senese già domani.