Siamo al momento cruciale della crisi tra Stati Uniti e Iran. L'ultimatum lanciato dal presidente Donald Trump a Teheran scade nella giornata odierna, il ventiquattresimo giorno di un conflitto che si sta allargando progressivamente. Al centro della disputa c'è lo Stretto di Hormuz, una via navigabile fondamentale per l'economia globale, attraverso la quale passa normalmente circa il 20% della produzione petrolifera mondiale. Trump ha minacciato conseguenze militari severe qualora la Repubblica Islamica non proceda alla riapertura di questo corridoio marittimo entro stasera: ha promesso di "colpire e distruggere" gli impianti di generazione elettrica iraniani, iniziando dal più grande. Nel frattempo, il governo di Teheran ha fatto sapere che è disposto a procedere verso una chiusura totale dello Stretto come contromisura, un'azione che avrebbe effetti devastanti sui mercati energetici internazionali.
La situazione militare sul terreno rimane estremamente tesa e dinamica. Nella notte appena trascorsa, l'esercito israeliano ha condotto una massiccia campagna di bombardamenti aerei su obiettivi governativi nella capitale iraniana, descrivendo i target come "infrastrutture legate al regime terroristico". Tra gli attacchi riferiti dalle autorità locali figura anche un bombardamento su una struttura radiotelevisiva nel meridione del Paese, che secondo l'emittente statale iraniana avrebbe causato almeno una vittima e un ferito. La televisione pubblica della Repubblica Islamica ha denunciato che il trasmettiore da 100 kilowatt del Centro radiotelevisivo del Golfo Persico è stato colpito da quello che definisce "l'esercito terroristico sionista-americano". Parallelamente, l'Iran ha lanciato due missili balistici verso Riyadh: secondo il ministero della Difesa saudita, uno è stato intercettato mentre l'altro è caduto in un'area priva di insediamenti civili. Israele, dal canto suo, ha già chiarito che si prepara a proseguire le operazioni militari per almeno altre due settimane.
Le implicazioni economiche e geopolitiche di uno scenario di crisi totale sono potenzialmente catastrofiche. Fatih Birol, il direttore dell'Agenzia Internazionale dell'Energia, ha lanciato un allarme particolarmente grave durante un intervento presso il National Press Club di Washington. Secondo Birol, il conflitto in corso potrebbe trascinare il pianeta verso "la peggiore crisi energetica dei decenni più recenti". L'esperto ha richiamato il ricordo delle due grandi crisi petrolifere degli anni Settanta, quando il mondo aveva subito perdite rispettivamente di circa cinque milioni di barili al giorno in ciascun evento, per un totale di dieci milioni nei due episodi combinati. Un blocco dello Stretto di Hormuz comporterebbe conseguenze economiche globali senza precedenti nei tempi moderni, con rischi diretti sulla stabilità dei prezzi dell'energia, sulla catena di approvvigionamento industriale e sulla crescita economica mondiale.