Nella periferia di Kiev, squadre di giovani tecnici stanno assemblando un'arma che promette di rivoluzionare le strategie difensive moderne. Si tratta dei droni Bullet, noti anche come Kulya in ucraino, quadricotteri progettati per intercettare e neutralizzare i centinaia di droni kamikaze che quotidianamente colpiscono infrastrutture e aree civili. Secondo i piloti istruttori che li utilizzano, la loro forza risiede nella semplicità: "Non abbiamo bisogno di missili che costano milioni di dollari per fermare uno Shahed", spiega uno dei responsabili mentre completa l'assemblaggio di un esemplare.
Il Bullet rappresenta un'innovazione produttiva oltre che tattica. Nella versione base, il costo si attesta intorno ai 2.000 dollari. La struttura a forma di proiettile, realizzata in polimero e stampata in 3D, pesa circa 1,2 chilogrammi e integra una batteria da 15mila ampere di 1,7 kg. Nella configurazione standard raggiunge velocità superiori ai 300 chilometri orari, mentre i modelli più recenti toccano i 450 km/h. Operano a quote comprese tra 5.500 e 6.000 metri, affidandosi a un sistema di antenne radio e telecamere per mantenere il controllo in un raggio d'azione di 150-200 chilometri. Il compromesso temporale è minimo: alle velocità massime l'autonomia non supera i 4-5 minuti, ma secondo gli operatori è più che sufficiente per raggiungere l'obiettivo.
Sono il prodotto della General Chereshnya, una società ucraina di difesa tecnologica che da ottobre 2025 ha trasformato un prototipo artigianale in una piattaforma modulare idonea alla produzione su larga scala. Yaroslav Hryshyn, il fondatore, ha delineato chiaramente la missione aziendale: "L'obiettivo era costruire un sistema di protezione sia efficiente che replicabile, in grado di difendere le infrastrutture fondamentali e i centri abitati ucraini". Il Bullet non rimane un caso isolato nel panorama: altre aziende stanno sviluppando soluzioni simili, come il Meropos ad ala fissa o lo Sting, strutturalmente analogo al Bullet.
La configurazione tattica prevede un vano dedicato all'esplosivo. Il modello di base trasporta tra i 3 e i 5 chilogrammi di carico, con versioni specializzate che raggiungono i 9 chilogrammi, pensate per colpire bersagli terrestri o per sostituire i sistemi di contraerea tradizionali, ben più onerosi. Tecnici come Oleksiy, 37 anni, stanno attualmente lavorando alla standardizzazione dei dispositivi esplosivi per uniformare i sistemi di armamento. Questa rivoluzione tattica rappresenta una risposta concreta alla necessità ucraina di contenere gli attacchi con droni kamikaze di fabbricazione russa, come gli Shahed e i Geran, attraverso mezzi che non richiedono investimenti stratosferici ma garantiscono efficacia comprovata.