Iacopo Melio, consigliere regionale toscano del Partito Democratico e figura di rilievo nei temi dei diritti delle persone con disabilità, ha annunciato domenica 22 marzo di non potersi recare alle urne per il Referendum costituzionale sulla giustizia. La decisione, resa nota attraverso i social, rappresenta una rarità significativa per il politico che in passato ha sempre trovato il modo di esercitare il proprio diritto di voto nonostante le numerose sfide legate alla sua condizione di mobilità.

Il motivo della rinuncia è presto detto: a una disabilità motoria che lo costringe alla carrozzina si è aggiunta una bruttissima influenza accompagnata da problemi respiratori, sopraggiunta mercoledì scorso. Una combinazione che lo ha reso medicamente impossibilitato a lasciare casa per recarsi alle urne nel giorno della consultazione. Ma quello che inizialmente potrebbe sembrare un semplice caso personale rivela in realtà un problema strutturale: la legge italiana non prevede meccanismi sufficientemente flessibili per garantire il diritto di voto a domicilio quando sopravvengono emergenze sanitarie pochi giorni prima delle elezioni.

La normativa vigente consente il voto a casa esclusivamente per chi affetto da gravissime patologie in condizione di dipendenza vitale da macchinari medici, ma richiede che la domanda sia presentata tra il quarantesimo e il ventesimo giorno precedente il voto. Un'eventualità improvvisa, come l'influenza acuta di Melio, rimane totalmente scoperta. Il consigliere regionale, eletto nel 2020 con il maggior numero di preferenze nel collegio di Firenze 1 e fondatore dell'associazione "Vorrei prendere il treno", ha voluto testimoniare questa criticità ricordando come in passato avesse votato in condizioni estremamente difficili: con mascherina nel 2020 durante l'emergenza Covid, e persino dal centro di ricovero dove si trovava un mese dopo un intervento di tracheostomia nel 2022.

La scelta di rendere pubblica la propria impossibilità di votare nasce, secondo le dichiarazioni di Melio, da tre necessità: innanzitutto la trasparenza verso gli undici mila cittadini che gli hanno accordato fiducia alle regionali; in secondo luogo l'intenzione di sollevare concretamente il problema normativo; infine la voglia di alimentare un dibattito pubblico sulla necessità di ampliare le tutele per l'esercizio del diritto di suffragio. La vicenda mette in luce come il sistema attuale, pur contenendo disposizioni a favore delle persone fragili, presenti ancora zone d'ombra che impediscono a coloro che affrontano condizioni di salute precaria di partecipare pienamente alla vita democratica del Paese.