Il fronte della regolamentazione digitale europea si allarga. Una compagine di undici organizzazioni rappresentanti il settore televisivo e radiofonico del continente, tra cui l'Associazione commerciale dell'audiovisivo (ACT) e l'Unione europea delle emittenti (EBU), ha rivolto un appello diretto a Teresa Ribera, commissaria europea responsabile della concorrenza. Nel documento, gli attori dell'industria audiovisiva sostengono la necessità di integrare i sistemi operativi degli smart TV e gli assistenti vocali virtuali all'interno del quadro normativo del Digital Markets Act, designandoli come possibili gatekeeper controllori del mercato.
Il Digital Markets Act rappresenta la risposta normativa dell'Unione Europea alle distorsioni di mercato generate dalle grandi piattaforme tecnologiche. Questo regolamento antitrust identifica determinati servizi digitali – definiti Core Platform Services – come snodi critici attraverso i quali transitano scambi tra fornitori e consumatori finali. La lista attuale include ecosistemi ormai noti: i sistemi mobili Android e iOS, i motori di ricerca come Google, marketplace come Amazon, social network quali Facebook e TikTok, piattaforme video come YouTube e browser come Chrome e Safari. Cruciale sottolineare che la normativa colpisce specifici servizi, non le aziende nella loro interezza: per questo motivo iPadOS è stato sottoposto a valutazione separata rispetto a iOS, poiché la Commissione ha ritenuto che il sistema del tablet meritasse un'analisi autonoma del suo peso nel mercato e del ruolo nell'ecosistema Apple complessivo.
Non tutti i servizi sottoposti a verifica hanno superato lo scrutinio. iMessage, per esempio, è rimasto escluso dalle designazioni di gatekeeper perché Bruxelles ha concluso che non rappresenta un punto di passaggio obbligato tra imprese e utenti finali, dunque privo della caratteristica di intermediazione necessaria per rientrare nel DMA.
Tuttavia, il perimetro delle piattaforme regolate non è immutabile. La Commissione Europea possiede il potere di aggiornare periodicamente l'elenco dei gatekeeper in risposta all'evoluzione del panorama tecnologico e ai riscontri emersi durante le consultazioni pubbliche. È in questo contesto che s'inscrive la pressione dei broadcaster: costoro ritengono che i sistemi operativi degli smart TV e gli assistenti intelligenti abbiano ormai raggiunto una posizione di controllo sufficientemente critica nel mercato audiovisivo da meritare l'inclusione nel regime normativo del DMA.
La richiesta sollevata dalla coalizione europea tocca un punto delicato: il controllo dell'accesso ai contenuti e la posizione centrale che questi sistemi operativi ricoprono nel determiner quale contenuto raggiunge effettivamente i telespettatori. Mentre lo scontro normativo procede, la prossima revisione del DMA rappresenterà un momento decisivo per definire se questi nuovi intermediari digitali dovranno essere sottoposti alle medesime regole di trasparenza e non-discriminazione che già vincolano le piattaforme oggi designate come gatekeeper.