Moni Ovadia ha deciso di cimentarsi per la prima volta nella composizione musicale spinto da una ragione che definisce irrinunciabile: dare voce al dramma del popolo palestinese attraverso l'arte. Il progetto discografico "Yiddish Blues", in arrivo il prossimo 3 aprile, nasce dalla collaborazione tra l'artista versatile, la cantante Giovanna Famulari e il musicista Michele Gazich. Due tracce dell'album sono direttamente ispirate alla situazione a Gaza: "Palestina, terra di dolore" e "Il piccolo Alì", che anticipa l'uscita del progetto completo.

"Non avevo mai scritto una canzone in vita mia. Gaza mi ha spinto a superare le mie resistenze", ha spiegato Ovadia in una dichiarazione carica di consapevolezza. L'occasione è arrivata quando le due composizioni, realizzate con il supporto dei suoi collaboratori musicali, hanno partecipato al prestigioso Premio Tenco 2025, generando l'interesse necessario per sviluppare l'intero album.

La genesi di "Il piccolo Alì" affonda le radici in un'immagine che ha tormentato Ovadia per settimane: quella di un bambino palestinese amputato dei due arti dopo un bombardamento. Secondo le parole dell'artista, lo sguardo di quella creatura rappresentava un'accusa silenziosa rivolta al mondo occidentale. Da questa sofferenza visiva è germogliato il desiderio di trasformare il dolore in narrazione musicale, rendendo cantabile ciò che altrimenti risulterebbe inesprimibile.

L'album si struttura intorno a un trittico tematico dove "Palestina, terra di dolore" dialoga con altre due tracce dal respiro più tradizionale, "Es brent" e "Dona, Dona", creando un'unità concettuale dedicata al popolo palestinese. Ovadia descrive questa popolazione come "il popolo più martirizzato del nostro tempo", vittima di esproprio, tortura e esilio nella propria terra, sottolineando quanto il resto del mondo rimanga indifferente alle sue sofferenze.

Il debutto compositivo di Ovadia rappresenta una scelta consapevole di utilità sociale dell'arte: trasformare l'impotenza civile in testimonianza sonora, affinché la consapevolezza della tragedia palestinese raggiunga il numero maggiore possibile di persone. L'artista ha dovuto vincere la propria ritrosia iniziale, affidandosi alla perizia musicale dei suoi collaboratori per dare forma alle proprie convinzioni etiche.