Record di partecipazione al referendum sulla giustizia: quasi sei italiani su dieci si sono recati alle urne per esprimersi sulla riforma promossa dal governo. Un dato che testimonia l'elevato interesse dei cittadini su una questione che da anni divide il paese. Secondo le proiezioni elaborate da Opinio per la Rai, il fronte del No ottiene il 54,7% delle preferenze, mentre il Sì si ferma al 45,3%. Un risultato che consolida una posizione già favorevole nel corso dello spoglio.
La consultazione rappresenta una sconfitta per l'esecutivo, che aveva impegnato risorse politiche significative per promuovere le modifiche all'ordinamento giudiziario. Nei tribunali italiani, in particolare a Milano dove magistrati e operatori del diritto si erano riuniti presso il Palazzo di Giustizia, le prime proiezioni hanno suscitato reazioni di sollievo, accompagnate da applausi tra coloro che si opponevano alla riforma.
Nonostante l'esito negativo della consultazione, il governo mantiene una linea di continuità rispetto ai propri obiettivi. Galeazzo Bignami, capogruppo di Fratelli d'Italia alla Camera dei deputati, ha dichiarato che la riforma rientrava nel programma elettorale della coalizione di centro-destra e rappresentava un impegno assunto verso gli elettori. Secondo Bignami, il risultato referendario non inciderà significativamente sull'agenda parlamentare dell'esecutivo, poiché la consultazione costituiva un elemento separato rispetto agli altri provvedimenti previsti.
La questione della riforma della giustizia rimane comunque centrale nel dibattito politico italiano. Se da una parte il referendum sancisce il rifiuto dei cittadini verso il progetto presentato, dall'altra il governo non sembra intenzionato a modificare radicalmente la propria linea programmatica, almeno secondo quanto comunicato dai suoi esponenti di rilievo nei momenti immediatamente successivi all'annuncio dei risultati.