Le urne si stanno ancora svuotando dei voti del referendum sulla giustizia quando già dalla opposizione cominciano a levarsi voci che chiedono conseguenze politiche immediate. Le prime proiezioni indicano una vittoria del fronte del No, quelli che si opponevano alla riforma costituzionale promossa dal governo Meloni riguardante la separazione delle carriere nella magistratura. Un risultato che alcuni esponenti della sinistra interpretano come un verdetto più ampio sulla legittimità dell'azione di governo.
L'eurodeputata di Alleanza Verdi Sinistra Ilaria Salis non ha atteso nemmeno la chiusura definitiva delle operazioni di voto per affidare a un post sui social media il suo appello più diretto: secondo la politica romana, il governo dovrebbe trarre conclusioni dalle urne e dimettersi. Nel suo intervento sottolinea come il voto popolare si sia allineato contro il progetto politico della maggioranza parlamentare, interpretando il referendum come un giudizio sulla legittimità dello stesso governo. Anche Matteo Renzi, intervenendo a Radio Leopolda, ha lanciato un monito al premier: perdere un confronto costituzionale richiede una risposta seria, non la possibilità di proseguire fingendo che niente sia accaduto.
Non tutti nell'opposizione condividono tuttavia questa lettura. Rosy Bindi, che ha coordinato la campagna per il No nel comitato della società civile, preferisce inquadrare la questione sul piano dei principi costituzionali piuttosto che su quello della permanenza al governo. Per Bindi, quello appena ottenuto è soprattutto un risultato in difesa dell'assetto della Carta costituzionale e dell'indipendenza della magistratura, non necessariamente una sentenza sulla continuità dell'esecutivo. Una posizione che riflette, almeno in parte, una divisione interna al fronte del No tra chi vuole limitare il risultato alla questione specifica sottoposta a referendum e chi lo interpreta invece come un più ampio giudizio sfiducia.
Giovanni Bachelet, presidente del comitato per il No, ha paragonato questa vittoria referendaria a momenti storici fondativi della Repubblica, suggerendo che il risultato rappresenta una difesa dei principi democratici. Anche dal Partito Democratico arriva una sottolineatura della portata costituzionale della votazione: Andrea Orlando, già ministro della Giustizia in passati governi di centrosinistra, ha salutato l'esito come una vittoria della Costituzione e della volontà popolare. Renzi infine ha lanciato un appello al centrosinistra a accelerare i processi decisionali interni e prepararsi rapidamente a una competizione elettorale, suggerendo che il risultato referendario potrebbe segnalare una finestra di opportunità politica per le forze d'opposizione.