Mentre gli ultimi dati del referendum sulla riforma della giustizia delineano un quadro sempre più chiaro, con i no in netto vantaggio al 55% contro il 45% dei sì, la coalizione di governo mantiene una linea compatta: il verdetto popolare non rappresenta una minaccia per la tenuta dell'esecutivo. I vertici della maggioranza hanno affrettato a rassicurare gli alleati e l'opinione pubblica sulla solidità dell'alleanza, interpretando il risultato come una scelta dei cittadini su una singola questione e non come un giudizio sulla loro capacità amministrativa.
Galeazzo Bignami, capogruppo di Fratelli d'Italia alla Camera, ha rimarcato questa posizione durante il dibattito televisivo su La7, spiegando che la formazione aveva chiarito fin dall'inizio come il voto referendario fosse indipendente dagli equilibri politici. Secondo Bignami, la proposta sulla giustizia faceva parte del programma elettorale e sottoporre la questione al giudizio popolare era una scelta dovuta, anche se infruttuosa. Ha inoltre minimizzato l'influenza negativa della vicenda Delmastro sulla campagna referendaria, pur riconoscendo che i media le avevano dedicato ampio spazio.
Una posizione analoga è stata espressa da Paolo Barelli, capogruppo di Forza Italia, il quale ha fatto appello all'unità della coalizione per affrontare le sfide internazionali che gravano sulla nazione. Barelli ha invitato all'unità costruttiva: malgrado la sconfitta referendaria, il governo continuerà a operare per alleviare le crisi globali che toccano il Paese. Anche Maurizio Lupi, leader di Noi Moderati, ha sottolineato l'importanza che la maggioranza mantenga salda la rotta, ribadendo che il mandato ricevuto dagli elettori rimane pienamente valido e che nessuno spiraglio si apre per tensioni interne o conseguenze destabilizzanti.
Nicolò Zanon, presidente del Comitato promotore 'Sì Riforma', ha assunto un tono riflessivo nonostante l'esito negativo, dichiarando di aver profuso il massimo sforzo nella campagna senza ripensamenti o rivendicazioni critiche. Il commento dell'editorialista Alessandro Sallusti ha evidenziato l'amarezza per lo stallo della stagione riformista che il risultato implica, segnalando una preferenza dell'elettorato per la continuità piuttosto che per il cambiamento istituzionale.