La Costituzione italiana ha trovato ancora una volta i suoi difensori. È il messaggio lanciato da Marco Travaglio, direttore de Il Fatto Quotidiano, durante la trasmissione Otto e mezzo su La7, commentando l'esito del referendum che ha bocciato la riforma della giustizia proposta dal governo. Secondo Travaglio, il verdetto del No rappresenta una sorta di «valvola di sicurezza» che scatta ogni volta che i principi fondamentali dello Stato vengono messi in discussione: una provvidenza laica che ha sorpreso persino i sondaggisti, i quali prevedevano un risultato incerto o addirittura favorevole al Sì.
I veri protagonisti di questa vittoria, nell'interpretazione del direttore, sono gli italiani comuni che hanno compreso il rischio e si sono mobilitati per fermarlo. Ma anche coloro che hanno votato a favore della riforma, pur non avendone colto completamente le implicazioni, hanno beneficiato di questo esito. Travaglio riconosce il ruolo cruciale giocato da magistrati come Nicola Gratteri e Nino Di Matteo, che hanno esposto pubblicamente le proprie posizioni critiche, pagando con insulti e attacchi personali la loro coerenza istituzionale.
Sul versante politico, le forze di opposizione escono rafforzate dalla consultazione. Il Partito Democratico di Schlein, il Movimento Cinque Stelle di Conte e l'Alleanza Verdi-Sinistra hanno combattuto strenuamente contro la riforma, facendosi carico di una posizione impopolare presso i governi precedenti. Diversa la situazione nel centrodestra: Meloni ha sostenuto il Sì per ragioni che sfuggono alla tradizione storica del suo partito, e ha finito per perdere una battaglia che non le apparteneva. Il vero referente della sconfitta rimane il ministro della Giustizia Carlo Nordio, portatore di una visione ritenuta dannosa dall'opinione pubblica.
Travaglio non risparmia critiche nemmeno ai centristi. Matteo Renzi non ha reso pubblico il suo voto, mentre alcuni suoi sostenitori hanno votato sì. Carlo Calenda ha invece esortato a votare a favore della riforma, ma due terzi dei suoi elettori ha disatteso l'indicazione, segno di un crescente distacco tra il leader e la sua base. Un campanello d'allarme sulla credibilità che queste figure politiche mantengono presso i loro seguaci.
Tra gli altri elementi critici emersi durante il commento, Travaglio sottolinea le problematiche riscontrate all'interno del ministero della Giustizia, menzionando questioni legate ad altre figure istituzionali e a conflitti di interesse. Il verdetto referendario, dunque, non rappresenta solo una scelta tecnica sulla riforma, ma un chiaro messaggio dei cittadini sulla qualità della governance e sulla difesa dei principi costituzionali in un momento di tensione istituzionale.