La magistratura cubana ha chiuso la porta alla libertà di Luis Manuel Otero Alcántara, respingendo la domanda di liberazione anticipata dell'artista e figura di spicco dell'opposizione. L'avvocato dell'imputato aveva presentato ricorso sulla base di calcoli che, secondo lui, dimostrerebbero come il dissidente avrebbe già completato la sua condanna considerando il periodo trascorso in custodia cautelare e gli sconti di pena per buona condotta previsti dalla legislazione locale. Eppure il tribunale provinciale ha opposto un rifiuto netto, senza tuttavia fornire le argomentazioni giuridiche necessarie a comprendere pienamente la decisione né indicare i canali formali per un eventuale appello.

La sentenza presenta elementi inquietanti dal punto di vista della trasparenza procedurale. Nel documento depositato dalla corte emerge infatti una contraddizione di fondo: la magistratura fa contemporaneamente riferimento sia allo status di detenuto in attesa di giudizio che a quello di condannato definitivo, creando confusione su quale sia effettivamente la posizione legale del ricorrente. Otero Alcántara è detenuto ininterrottamente dal luglio del 2021, e nel 2022 è stato condannato dal sistema giudiziario cubano.

La notizia è stata diffusa dall'organizzazione non governativa Cubalex attraverso i canali social, evidenziando come il procedimento sia stato gestito secondo modalità che sollevano dubbi sulla corretta applicazione dello stato di diritto. L'artista che ha fondato il Movimiento San Isidro rappresenta oggi uno dei simboli più riconoscibili della resistenza civile a Cuba, tanto che agenzie internazionali per la difesa dei diritti umani lo catalogano come "prigioniero di coscienza" e documentano da anni presunti maltrattamenti e violazioni delle sue garanzie costituzionali.

La decisione ha spinto Cubalex a promettere un escalation diplomatico: l'organizzazione intende sottoporre il caso ai principali organismi internazionali delle Nazioni Unite, cercando di attirare l'attenzione della comunità globale su una vicenda che rappresenta, secondo gli attivisti, un test sulla qualità delle libertà democratiche nell'isola caraibica. La mossa testimonia la volontà di rompere l'isolamento del ricorrente trasformando la sua battaglia personale in una questione di rilevanza internazionale.