La premier italiana ha reagito con rassegnazione più che con collera alla sconfitta del referendum sulla riforma della giustizia dello scorso 24 marzo. Secondo quanto trapelato dagli ambienti di governo, Meloni avrebbe commentato che l'Italia è «un Paese difficile da cambiare» ma ha ribadito l'intenzione di proseguire «secondo il programma» senza alcuna valutazione di dimissioni. La leader di Fratelli d'Italia intende invece «stringere i bulloni della macchina» fino alle prossime elezioni del 2027, mantenendo salda la barra del governo e potenzialmente cercando una nuova votazione di fiducia parlamentare o, secondo alcune voci, una possibile ascesa al Quirinale.

Il risultato negativo al voto rappresenta il primo vero smacco per una premier che negli ultimi tre anni e mezzo aveva mantenuto un profilo vincente. Esponenti dell'esecutivo riconoscono che gli errori nella gestione della campagna elettorale sono stati numerosi e facilmente evitabili. Tra i principali responsabili individuati vi sono il ministro della Giustizia Carlo Nordio, che ha escluso le proprie dimissioni rilasciando dichiarazioni che hanno alimentato polemiche, la capo di gabinetto Giusi Bartolozzi e il sottosegretario Andrea Delmastro. Quest'ultimo in particolare è finito sotto accusa per questioni riguardanti la sua partecipazione societaria in un locale romano situato in periferia, coinvolgendo anche una minorenne.

La Bartolozzi aveva generato ulteriore controversia definendo i magistrati come un «plotone d'esecuzione» e affermando che avrebbe abbandonato l'Italia in caso di vittoria del fronte opposto. Nonostante ciò, rimane saldamente nel suo incarico. Il sottosegretario Giovanbattista Fazzolari continua nel frattempo ad alimentare narrazioni di complotti giudiziari, attribuendo a presunte pressioni delle toghe le difficoltà del governo su temi cruciali come l'immigrazione e la sicurezza. Nel centrodestra si prospetta dunque una guerra di logoramento che potrebbe protrarsi fino al termine della legislatura, con una prossima battaglia già all'orizzonte: la revisione della legge elettorale.