Una sfida ambiziosa quella che vede insieme Pierfrancesco Favino e Anna Ferzetti nel progetto 'People, places & things', dramma del britannico Duncan Macmillan che ha segnato un debutto importante per entrambi. Se per Favino si tratta della prima regia teatrale, per Ferzetti è la prima volta di collaborazione professionale con il marito dietro le quinte. Lo spettacolo ha mosso i primi passi sulla scena del Teatro Comunale di Todi l'8 febbraio 2026, portando sulle tavole italiane un testo fino a ora mai rappresentato nel nostro Paese, grazie alla traduzione curata da Monica Capuani.

La trama segue Emma, un'attrice che vede progressivamente confondersi la realtà con la fiction quando interpreta il ruolo di Nina in 'Il gabbiano' di Čechov. Un crollo psicofisico la conduce in una clinica per il recupero dalle dipendenze, dove dovrà confrontarsi con fantasmi personali e affrontare il proprio naufragio interiore. Al suo fianco nel percorso riabilitativo figurano la dottoressa interpretata da Betti Pedrazzi, l'infermiere empatico di Luca Massaro e il compagno di viaggio Thomas Trabacchi, con cui Emma condivide momenti di difficile onestà.

Una delle sequenze più suggestive del dramma vede Ferzetti moltiplicarsi in scena in una coreografia di ombre identiche, dove il corpo della protagonista si ripete in una danza che rispecchia l'amplificazione del dolore legato alla dipendenza. La scena, accompagnata da una colonna sonora tecno penetrante che rimanda a certi echi di 'Trainspotting', rappresenta il fulcro emotivo dello spettacolo.

La regia di Favino ha optato per un approccio minimalista e incentrato sulle performance attoriali, utilizzando uno spazio scenico essenziale arricchito solo da alcuni moduli funzionali ai cambi di scena. Ferzetti consegna un'interpretazione intensa, stratificata tra la fragilità, le bugie tossiche e le tentazioni costanti dell'assuefattà, catturando i molteplici strati di una donna in cerca di redenzione.

Il testo di Macmillan affronta con brutale sincerità il tema della caduta e della rinascita, utilizzando un linguaggio grezzo e aderente alla realtà. Ogni personaggio che popola la clinica porta con sé un passato traumatico da rielaborare, ma il percorso di guarigione parte sempre dallo stesso punto: l'ammissione, il primo e decisivo passo verso il recupero. Per Ferzetti si tratta di un momento professionale particolarmente fecondo, con il successo recente dei film 'Domani interrogo' e 'La grazia' che consolidano la sua visibilità cinematografica.