Un'indagine del Wall Street Journal rivela come l'Europa stia svolgendo un ruolo molto più rilevante di quanto ammesso ufficialmente nel conflitto mediorientale tra gli Stati Uniti e l'Iran, al fianco di Israele. Mentre i leader europei condannano pubblicamente gli attacchi contro Teheran e mantengono un profilo diplomatico cauto, le loro strutture militari operano dietro le quinte per garantire il successo della complessa operazione militare americana denominata Epic Fury. Questa contraddizione tra le dichiarazioni ufficiali e l'attività concreta rappresenta uno dei nodi critici della strategia occidentale nella regione.

Le fonti consultate dal quotidiano finanziario americano documentano come dal 28 febbraio le basi europee vengono impiegate sistematicamente per il rifornimento, l'armamento e il lancio di bombardieri, veicoli aerei senza pilota e navi da guerra. La struttura tedesca di Ramstein emerge come il fulcro nevralgico di queste operazioni, da cui vengono gestiti i droni impiegati nelle missioni contro l'Iran. Nel Regno Unito, la base aeronautica di Fairford ospita i bombardieri B-1 che partono carichi di munizioni, mentre sull'isola di Creta è ancorata la portaerei statunitense USS Gerald R. Ford, in fase di riparazione dopo un incendio dichiarato a bordo.

L'Italia emerge come protagonista significativo di questo schieramento invisibile. La base aerea americana di Aviano, situata nel territorio nazionale, ospita gli aerei-cisterna preposti al rifornimento in volo, un elemento fondamentale per estendere il raggio d'azione delle missioni di bombardamento a lungo raggio. Analogo supporto viene fornito dalla Francia attraverso le sue infrastrutture militari dedicate al medesimo scopo. Questo sistema logistico integrato consente agli Stati Uniti di condurre operazioni di portata strategica che sarebbero altrimenti impraticabili dalla sola base navale e aerea americana nel Golfo Persico.

Paradossalmente, il presidente americano Donald Trump continua a criticare pubblicamente il contributo europeo alla campagna militare, una lamentela che ha caratterizzato anche il suo primo mandato presidenziale. Il tycoon ha minacciato più volte il ritiro delle truppe americane dal territorio europeo, una posizione che contrasta nettamente con la realtà operativa documentata dal Wall Street Journal. Questa discrepanza alimenta il dibattito sulle dinamiche della NATO e sulla distribuzione del peso strategico all'interno dell'alleanza atlantica.