La netta sconfitta del governo Meloni sul referendum costituzionale della giustizia nasconde una realtà politica più complessa rispetto a quanto emerso dalle urne. Lo sostiene Marco Travaglio, direttore del Fatto Quotidiano, nel corso della trasmissione Otto e mezzo su La7, dove analizza gli effetti della vittoria del No attestatosi intorno al 53-54% con un'affluenza straordinaria prossima al 59%. Secondo il giornalista, il flop non è imputabile soltanto al rigetto della riforma Nordio, bensì a un insieme di fattori legati a una sfiducia più profonda verso l'esecutivo di centrodestra su questioni come il riarmo, la posizione rispetto al conflitto israeliano nella Striscia di Gaza, il rapporto con l'Iran e le scelte energetiche.

Il dato più significativo emerge dall'analisi del voto di protesta: una quota rilevante di cittadini che ha votato No non coincide con l'elettorato dei partiti di centrosinistra. Travaglio evidenzia come alcuni componenti della coalizione progressista abbiano paradossalmente sostenuto il Sì, mentre un universo di votanti sfuggiva completamente alle rilevazioni sondaggistiche e anche al voto presidenziale del 2022. Proprio questa cecità previsionale spiega l'incremento dell'affluenza oltre le aspettative: circa il 15% in più rispetto alle proiezioni degli analisti.

Chiesta la composizione di questa massa elettorale sommersa, Travaglio identifica principalmente giovani e cittadini che avevano smesso di votare, pur mantenendo una sensibilità politica viva. Costoro si erano mobilitati nelle piazze contro il riarmo, la presunta complicità dell'Italia con Tel Aviv sulla questione palestinese, e l'allineamento governativo con Washington sulla situazione iraniana. Accanto a loro figura anche un segmento deluso di chi aveva precedentemente sostenuto la destra, ma non intende replicare quella scelta.

L'editoriale mette in evidenza una sfida cruciale per l'opposizione: Movimento Cinque Stelle, Partito Democratico e Alleanza Verdi Sinistra devono trovare il linguaggio per intercettare questa comunità dispersa di elettori. Tuttavia, Travaglio mette in guardia: gli artefici della vittoria referendaria non confluiranno automaticamente nei partiti tradizionali, ma attendono segnali concreti di cambiamento. Il direttore registra positivamente la recente dichiarazione di Giuseppe Conte sui Cinque Stelle, che ha richiamato la necessità di tornare a dialogare capillarmente con la società civile e di costruire il programma dal basso. Al contempo, nota come Elly Schlein abbia evitato di rivendicare la vittoria come merito esclusivo democratico, consapevole che il successo del No trascende i confini partigiani tradizionali.

In conclusione, Travaglio sottolinea come il fenomeno sia sfuggito anche agli strumenti analitici più raffinati, rappresentando una dinamica politica di straordinaria complessità. Per convertire questo consenso volatile in un voto stabile per le formazioni progressiste sarà necessario uno sforzo creativo significativo, capace di parlare il linguaggio di chi si sente escluso dalla politica istituzionale pur restando profondamente interessato alle questioni pubbliche.